Non gettiamo olio sul fuoco

Di

nutelladi Alessandro Schirm

Nella nostra Fuga di Gas di domenica abbiamo scritto che, nell’ambito dell’inchiesta di “Patti Chiari” sull’utilizzo industriale dell’olio di palma, Migros non ha risposto alle domande. Una doverosa rettifica: Migros non ha partecipato alla trasmissione limitandosi a prendere posizione via email. Un vero peccato, la presenza di un suo rappresentante avrebbe di sicuro contribuito a chiarire presso i consumatori le posizioni della grande distribuzione in merito a questo tema (Guarda il video RSI).

Questa storia ci permette comunque di tornare sul tema dell’olio di palma. Partiamo da un assunto logico. Perché si utilizza l’olio di palma? Nella sua fase finale, quando è raffinato e decolorato perde oltre alle sue proprietà benefiche anche il sapore. Dunque essendo neutro lo si può tranquillamente amalgamare con altri ingredienti senza che ne contamini il gusto. Con più del 50% di grassi saturi rimane, a temperatura ambiente, semisolido, permettendo così il suo utilizzo senza che “rammollisca” i prodotti. Insieme al basso costo di produzione è il prodotto ideale per l’industria alimentare. Infatti altri olii non hanno lo stesso coefficiente di solidità e si deteriorano molto più in fretta. Insomma, è il prodotto più tosto e meno caro per imbottire la Nutella del suo 30% di grassi, che sono poi quelli che fanno male. Mica è colpa della palma: se ti bevi un decilitro di olio di oliva mica ti fa benissimo.

La crociata contro l’olio di palma parte comunque dal 2014, quando la Comunità Europea impone per obbligo di inserire nelle etichette la sua presenza. Scopriamo allora che ciucciamo olio di palma da decenni. Onestamente, ricerche della Fda non riscontrano una maggiore nocività dell’olio di palma rispetto ad altri grassi usati nell’alimentazione, alla lunga fanno tutti male uguale. E ribadiamo, il problema sta più nella quantità che nella qualità.

Detto questo, siamo di fronte al solito problema. La domanda crea l’offerta e come al solito, nei paesi tropicali, la foresta lascia il posto alle piantagioni di palma, che poi finiranno nelle nostre Nutelle, merendine e in una marea di prodotti che manco ci immaginiamo. Il disboscamento effettuato per dare origine a nuove piantagioni produce come al solito devastazioni, incendi e impoverimento della biomassa, insomma, niente di diverso da quello che succede per le piantagioni di banane o di ananas.

Ma è un gatto che si morde la coda, perché, signore signori, il problema è il solito: siamo sette miliardi e mezzo e mangiamo peggio che maiali. Boicottiamo la palma? Ma se poi continuiamo a mangiare la Nutella? Semplicemente dovremo sostituire il suo grasso con un altro. Che proverrà da altre piantagioni che sottrarranno terreno prezioso alle colture di sussistenza o alla foresta tropicale. E la palma non è neanche così male se pensiamo che il suo rendimento è nettamente superiore rispetto alle altre piante da olio. Più o meno cinque volte quella della colza, sei quella del girasole, nove quella dei semi di soia, undici quella dell’ulivo. La soluzione, se mai ce ne sarà una, è nell’equilibrio e in un’alimentazione sana, variata e prevalentemente priva di grassi. Nessuna novità.

Se no alla fine saranno le lobby alimentari a decidere cosa dobbiamo mangiare e perché. Ma se protestiamo, facciamolo informati, decisi e senza essere presi da isterismi alimentati da media o social network.

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