Panama papers, tanto per sapere…

Di

soldi

di Werner

Le rivelazioni (parziali) sulle 215 mila società di comodo utilizzate dai potenti del mondo per nascondere le loro ricchezze colpiscono, nell’immediato, soprattutto il presidente russo Vladimir Putin, la cui fotografia campeggia sulla maggior parte dei siti e dei quotidiani occidentali. A Mosca parlano di “Putinfobia” e di un’azione della CIA e pure noi (premettendo che lo zar non è ahinoi fra gli occulti sostenitori di GAS) confessiamo di essere colti da qualche sospetto. Dietrologia? Può darsi.

I 400 giornalisti di 80 paesi che hanno lavorato per oltre un anno per esaminare 11,5 milioni di documenti sono riuniti nell’ICI (International Consortium of Investigative Journalists) finanziato dall’US-“Center for Public Integrity”, sostenuto a sua volta da “Ford Foundation”, “Carnegie Endowment”, “Rockefeller Family Found”, dalla “WK Kellog Foundation” e dalla “Open Society Foundation” del miliardario Soros. Tanto per sapere.

Wikileaks sfida i media a pubblicare tutti i documenti, e subito, e anche noi moriamo dalla voglia di conoscere i 1’200 enti svizzeri e le 14’000 banche che hanno messo al riparo dal fisco le immense fortune di Lorsignori – naturalmente in perfetta legalità.

Sorpresa finale: fra i nomi finora divulgati non figura nessun cittadino statunitense.

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