Papa Francesco, Vescovo di Roma (Seconda parte)

Di

Papa Francescodi Fabrizio Eggenschwiler

(Leggi qui la Prima parte)

La giustificazione del potere temporale

La pacificazione avvenne nel 1929 ad opera di Mussolini, definito dal Papa Pio XI “uomo della provvidenza”. Il relativo Concordato (i Patti Lateranensi) attribuì al Pontefice un piccolo Stato con il territorio intorno a San Pietro, delimitato dalle cosiddette “mura leonine” edificate da Leone IV nel nono secolo, nonché le altre quattro grandi basiliche, compresa ovviamente la sede vescovile di San Giovanni, e la villa di Castel Gandolfo. Stato riconosciuto internazionalmente con scambio di ambasciatori, rappresentante all’ONU e quant’altro spetti a uno Stato sovrano (polizia, esercito, organi giudiziari e relativi codici). Capo dello Stato, con poteri autocratici, è il sommo Pontefice, il quale decide da solo tutte le questioni che competono alle sue funzioni, al suo Stato e alla Chiesa cattolica.

Nel 1984, l’allora primo ministro italiano Bettino Craxi, ha stipulato con il segretario di Stato Agostino Casaroli delle modifiche ai patti lateranensi, entrati in vigore per l’Italia con una legge del 1985 sotto il nome di “Accordi di Villa Madama”).

Ciò che è storicamente contestato alla Donazione di Costantino, da Lorenzo Valla in poi, è la giustificazione del potere temporale.

Valla così lamentava gli scempi del potere temporale dei Papi: “Io affermo che non solo Costantino non donò tante cose, non solo il Pontefice Romano non ha potuto godere su di esse il diritto di prescrizione ma che, se anche queste due cose fossero vere, il diritto che ne deriva sarebbe stato estinto dalle scelleratezze dei possessori, poiché vediamo che la rovina e la miseria di tutta l’Italia e di molte province è derivata da questa sola fonte … O possa io, possa vedere un giorno … che il Papa sia soltanto vicario di Cristo e non anche di Cesare”.

La fonte di tutti i mali della Chiesa (e dell’Italia) sarebbe dunque la conseguenza del potere temporale dei Papi.

Il loro regno spirituale sull’intera Chiesa e la sua natura di vicario di Gesù non sono invece messi in discussione.

Già Dante, pur reputando autentica la “donazione”, ne aveva lamentato l’oggetto temporale: “Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,/ non la tua conversion, ma quella dote / che da te prese il primo ricco patre (Inferno XIX). Ariosto invece, almeno 50 anni dopo Valla, dubitava dell’autenticità della “donazione”: “… questo era il dono (se però dir lece) / che Costantino al buon Silvestro fece”.

La posizione non cambia fino praticamente a tutt’oggi, anche da parte di storici “di sinistra”: il testo è ritenuto una falsa giustificazione del potere temporale dei Papi. Il lettore è portato a trarre la conseguenza che questa famosa (falsa) donazione si occupasse in effetti soltanto di potere temporale, ovvero di donazione di terre e di attribuzione della relativa sovranità sulle stesse.

Se invece ci si prende la briga di leggere di persona il testo del (sedicente) Costantino – ciò che l’autore di queste note, grazie a internet e a qualche reminiscenza di latino, ha fatto – ci si rende conto che questo atto attribuito a Costantino non riguarda soltanto il potere temporale.

(2. segue)

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