Politici, fatevi un giro a Nottwil con me

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Di

di Gion Bosconero

Ecco, tranquilli, ora potete gasare con le vostre auto del menga tanto, i radar, saranno segnalati. È evidente che non avete nessuna idea, ma proprio nessuna, di che cosa voglia dire essere vittime di un incidente stradale… grave. Grave significa, se va bene, un viaggio di sola andata a Nottwill. Se poi si ha culo, dopo il disastro iniziale si rimane più o meno integri e si può anche ricominciare a farcela da soli con soddisfazione ma con tanta sofferenza e fatica negli anni. E ti porti dietro quella roba tutta la vita. Ma se va male, allora la morte sarebbe quasi meglio. Scegliete voi: tetraplegici, in coma irreversibile, ciechi, paralizzati cerebralmente. Senza gambe. Senza braccia. Senza mani.

Io sono uno al quale è andata di culo. Ho vissuto l’indicibile, so cosa vuol dire stare per strada, morente tra le famose lamiere contorte in mezzo a benzina, puzza di piscio, urla e sangue che esce a fiotti con una gamba che prima avevi e poi non c’è più, invaso da un terrore che nemmeno ti rendi conto di avere perché le endorfine stanno facendo il loro lavoro. Poi, sì, quando si ha culo ti salvano. Ti riattaccano tutto. Ma devi darci dentro come la fresatrice del Gottardo perché sennò rimani lì, fermo al palo, a piangerti addosso a causa della cazzo di velocità di qualcun’altro e di cui, a te, non può fregar di meno. Anni di riabilitazione, operazioni, soggiorni a contatto con gente che è molto più concia di te. Progetti, lavoro, relazioni che vanno a puttane. Si, anche questo.

“Grave” vuol dire qualche cosa. Ma i politici a Bellinzona non lo sanno. Prima di una decisione del genere avrebbero dovuto fare uno stage obbligatorio di un mese a Nottwil. Parlare con le vittime. Parlare con i parenti delle vittime. Perché un incidente grave trascina genitori, figli, fratelli in un girone infernale in cui anche le loro vite, non solo quella della vittima, sono rovinate.

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