Reddito di base: liberiamoci dalle ansie

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reddito di cittadinanzadella Redazione

Pierluigi Zanchi è Consigliere comunale a Locarno per i Verdi, ha studiato bene il concetto di reddito di base: un’iniziativa avversata dai più ma che ha i suoi lati interessanti. Il recente dibattito ha avuto divertenti siparietti, con protagonisti Pamini e Regazzi, sollevando un polverone di assurdità e confusione. Gli chiediamo di spiegare a noi stupidi, in parole semplici, se e come questa idea visionaria potrebbe funzionare:

Pier, Pamini dice che il reddito di base è roba da comunisti. Che ne dici?

Pamini dimentica che l’iniziativa è partita da cittadini e non dai partiti. Questi, senza l’aiuto dei partiti, hanno raccolto più di 125 mila firme; stando ai risultati elettorali del PC non credo vi siano così tanti comunisti in Svizzera. L’idea di un reddito di base incondizionato (RBI) è trasversale. Inoltre questa idea era già proposta da persone piuttosto di destra e liberali, se non aristocratiche (come il Marchese de Condorcet, controllore delle finanze durante il regno di Luigi XVI, matematico, economista, filosofo) a partire dal XVII secolo.

Addirittura un Marchese! Però dai, non è regalare soldi così a ufa?

In realtà non si regala niente a nessuno. Il RBI si basa su una ridistribuzione della ricchezza da tutti prodotta; ridistribuzione che va anche alle persone che in Svizzera attualmente svolgono quasi la metà delle ore di attività senza essere retribuite; ma che mantengono il tessuto sociale e la qualità di vita di cui tutti beneficiano. Che sarebbe della nostra qualità di vita senza quei milioni di persone che si occupano della casa, della cura ed educazione dei figli, di persone disabili o anziane, del volontariato in ambito associativo, dell’’attività politica o della cura del territorio? Lavori e persone che non rientrano nel PIL ma senza le quali sarebbe catastrofico e impossibile vivere come stiamo vivendo.

E se poi nessuno più lavora e stanno tutti a casa? Tanto vale affossare lo stato adesso no?

Tutto dipende dal modello di finanziamento che si vorrà adottare. Ma sottolineo che il 5 giugno non si vota su una cifra e sul modello di finanziamento ma su un principio (il RBI) da ancorare alla Costituzione Federale. Nell’ipotesi portata avanti da Martino Rossi e dal sottoscritto, esso prevede un finanziamento basato sull’attuale valore aggiunto prodotto in Svizzera (proveniente per il 75% da reddito da lavoro e 25% dai capitali investiti). Dunque in questo caso non si chiede nessun aumento dell’IVA o d’imposte (proposte deleterie), ma una ridistribuzione reale della ricchezza prodotta. Una parte del RBI sarebbe inoltre finanziato indirettamente dagli attuali e futuri prelievi assicurativi (ad es. l’AVS, disoccupazione, contributi borse di studio, Assegni ai figli, ecc.); mentre tutti partecipano (ricchi e meno ricchi) al suo finanziamento tramite un prelievo sui salari netti che va alla cassa del RBI, per poi essere di nuovo ridistribuiti in modo più equo, a tutti (ricchi compresi, dal momento che pure loro lo finanziano). Quanto, come e a chi sarà dato sarà il parlamento a decidere. Con questo sistema non si incentiva nessuno a stare a casa, anzi, facciamo un esempio…

Ecco, bravo, così capiamo meglio, che tra RBI, PIL e IVA ci stiamo un po’ perdendo…

Se un operaio per un lavoro umile (demotivante) percepisce 3000.- al mese netto, esso darà 1000.- alla cassa del RBI ma ne riceverà 2500.- (secondo ipotesi degli iniziativisti); in totale migliora il suo salario netto da 3000.- a 4500.-; sua moglie (che si occupa dell’economia domestica e dei figli) ne riceverà altri 2500.- e per ogni figlio minorenne 625.- Totale 7625.- fr. Se invece una persona sola decide di stare a casa e vivere con 2500.- fr., molto difficilmente ci riuscirà; e dovrà per forza continuare a lavorare; ma con la libertà di scegliere al meglio e secondo le sue tendenze il lavoro che gli si addice. Nel caso dei beneficiari AVS un RBI di 2500.- migliorerebbe di molto la loro situazione e non ci sarebbe più il problema se lavorare fino a 60, 70 o 80 anni.

Secondo il sondaggio Demoscope (gennaio 2016), solo il 2% degli intervistati dice che rimarrebbe a casa. In pratica quello che più o meno avviene ora. Mentre moltissimi intervistati dicono che inizierebbe o continuerebbero o riprenderebbe gli studi e la propria formazione professionale (circa 35-54%) o si metterebbero in proprio (circa 22%); sarebbe un efficacissimo stimolo al rilancio economico; soprattutto fatto di micro impresa e dislocata anche in zone rurali, di montagna o lontane dai centri.

Già che ci siamo, come vedi il futuro del sistema economico occidentale? Il “capitalismo” ha un futuro?

Il sistema attuale così come l’odierno modello socio-assistenziale, non hanno futuro siccome si basano sul mito della crescita infinita, su un pianeta che però è finito e unico. In pratica già ora l’AVS è in deficit (l’anno scorso di ben 500 milioni); e se ha resistito tanto è perché c’è stato l’arrivo di 3 milioni di migranti che si sono stabiliti in Svizzera negli ultimi 40 anni. Sempre meno gente lavora e sempre maggiore merce è prodotta in minor tempo e senza l’ausilio di persone. Si calcola che entro il 2050 solo il 5% della popolazione lavorerà, chi pagherà (e a che prezzo per datori di lavoro e lavoratori) tutti gli ammortizzatori sociali? È un sistema che tende a far diventare sempre più ricchi i ricchi e lasciando ampie fasce di popolazione senza lavoro. È una situazione umiliante e degradante che crea sempre più costi sociali, ambientali e di sicurezza.

È un sistema che sta usando risorse terrestri, più velocemente di quanto il pianeta possa ricostituire; ogni anno viviamo sugli interessi delle future generazioni. Mi viene da rabbrividire pensando a quale futuro andrà incontro mio figlio se non cambiamo paradigma economico e modello di vita.

Urge una ridistribuzione della ricchezza prodotta; anche perché, le persone sostituite dalle macchine non comprano i vestiti, gli alimenti o gli oggetti che producono.

Alla fine un RBI è la prossima tappa sulla storica strada delle conquiste sociali. A chi dice che è un’utopia, rispondo che anche l’abolizione della schiavitù era per molti un’utopia irraggiungibile, idem nel 1870 l’abolizione del lavoro minorile in Svizzera, e le altre conquiste (tutte utopiche e che avrebbero mandato allo sfacelo l’economia) come l’AVS, le 4 settimane di vacanza pagate, il voto alle donne… Un RBI per tutti, libera la mente dall’oppressione lavorativa e dalle ansie esistenziali, dando maggior risalto alla creatività, al benessere alla liberazione dalle costrizioni lavorative che non ci valorizzano ma che ci rendono solo “nuovi” schiavi di un sistema disumano.

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