Sono vittima del triage*

Pubblicità

Di

Triagedi X

“Può farci vedere il contenuto dello zaino?”

A quei due agenti avevo proprio voglia di dire di no. Perché non c’era nessun motivo per credere che potesse contenere qualcosa di compromettente. Ero stato fermato per aver circolato in bicicletta senza luci accese, e non era poi neppure così buio. L’unico indizio che i due poliziotti avevano per perquisirmi era il colore della mia pelle.

Sì, sono una “vittima del triage”. Sono svizzero, mia madre è svizzera, suo padre è svizzero. Da parte di mamma sono svizzero probabilmente dai tempi del patto del Grütli. Mia nonna paterna era nera, mio padre un po’ meno, io un po’ di più. Succede: la colorazione tipo “caffè macchiato” ha saltato una generazione.

Ho dunque lasciato che aprissero il mio zaino, davanti a tutti e in mezzo alla strada. A guardarmi c’erano anche i miei vicini di casa e le due ragazze che avevo adocchiato pochi minuti prima al bar. Un nero, in strada, fermato da una pattuglia della polizia. Un agente frugava tra le mie cose mentre l’altro tornava all’auto per controllare la mia carta d’identità e telefonare in centrale. Poi mi hanno lasciato andare.

Non voglio accusare i poliziotti di razzismo, ma sono convinto che, se io fossi stato bianco (o se la colorazione tipo “caffè macchiato” avesse saltato un’ulteriore generazione), i due agenti si sarebbero limitati a redarguirmi per le luci spente. E non è certo la prima volta che questo accade. Anzi, ormai ci fatto il callo. Non ho la patente e mi sposto in treno e vi assicuro che almeno la metà delle volte che sul treno incontro un doganiere mi tocca tirar fuori i documenti. La scena è sempre la stessa: si apre la porta del vagone e il doganiere tira dritto senza controllare nessuno fino a quando s’imbatte nel sottoscritto. “Documenti, prego…”. È sempre così. Perché io? Perché solo io? Perché sono l’unico nero sul vagone? Una volta sono stato fermato addirittura mentre ero in stazione, in mezzo ad altre 20 persone, e mi fumavo tranquillamente una sigaretta aspettando il treno. Ma perché controllate solo me?

Capisco il ragionamento alla base del triage. Le forze dell’ordine non possono controllare tutti e allora “scremano” in base ai casi “a rischio”. Ma è una scrematura fatta unicamente su basi estetiche. Non ci dobbiamo girare attorno: il triage spinge gli agenti a controllare i neri perché proprio il triage considera che “i neri commettono più reati dei bianchi”. E allora il triage è razzista. Una volta mi è venuto da rispondere che “sono nero fuori ma bianco dentro”, per far capire l’ingiustizia della cosa. Ma poi, ripensandoci, mi sono accorto che anche il mio pensiero era involontariamente razzista.

Ora sono semplicemente stufo di essere fermato.

* L’articolo è romanzato ma si basa su una testimonianza realmente raccolta dalla redazione.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!