Springsteen e la difesa dei diritti. (In morte di molta politica)

Di

Springsteendi Jacopo Scarinci

Nel North Carolina, ridente benché retrogrado posticino sulla costa est degli Stati Uniti dove quasi un milione di cittadini ha votato per Donald Trump o Ted Cruz alle primarie repubblicane, sono state da poco varate leggi discriminatorie nei confronti di gay e trans sull’utilizzo dei bagni pubblici e che rendono impossibile, per i membri delle comunità Lgbt, ricorrere in giudizio nel caso venissero lesi i loro diritti sul posto di lavoro.

Washington sta minacciando di impedire allo Stato di ottenere fondi pubblici – più che vitali per la sua agraria tradizione di sussistenza e poco più – mentre gli amministratori delegati di numerose società stanno minacciando di boicottare il North Carolina. E però siamo in un mondo dove della politica interessa a pochi masochisti, quindi sul tema ha fatto partire una discreta grancassa Bruce Springsteen, cancellando un concerto che avrebbe dovuto tenere in quello Stato. Perché? “Per come la vedo io, questo è un tentativo, da parte delle persone che non sopportano i progressi raggiunti nel nostro paese nel riconoscimento dei diritti di tutti i nostri cittadini, di sovvertire questi diritti” ha scritto il Boss, che continua affermando come “questo è il momento per me e la band di mostrare solidarietà a questi combattenti della libertà”.

Non è la prima volta che la musica prende di slancio il posto dell’inetta politica in difesa di battaglie sociali e umanitarie. Ci fu l’ex beatle George Harrison con il concerto per il Bangladesh tenuto a New York nel 1971, ci furono un sacco di eventi culminati con il Live Aid organizzato da Bob Geldof e Midge Ure nel 1985 e il Live 8, sempre organizzato da Geldof, nel 2005. Ora, con questo segnale, Springsteen fa capire ancora una volta come il ruolo della musica possa (e debba) essere fondamentale per la tutela dei diritti.

“Ci sono cose più importanti di un concerto rock e questa battaglia contro il pregiudizio, il bigottismo è una di quelle. È il modo più forte di cui dispongo per alzare la mia voce contro chi vuole spingerci indietro invece che avanti”, conclude la sua lettera. Mandando un segnale anche a certa, troppa politica.

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