Buon 1. Maggio

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1 Maggiodella Redazione

Che la festa del 1. Maggio tragga origine da movimenti nati nel tempio del capitalismo Oltreoceano fa un po’ sorridere, visti i tempi che corrono in America, ma a più di 130 anni dalla prima manifestazione dei “Knights of Labor” bisogna ribadire forte e chiaro come questa festa sia ancora più che attuale.

Quando si pensa alla nascita di questa festa e al suo significato si potrebbe compiere l’errore di credere che si tratti di epoche lontane, distanti da noi e dalla nostra vita, e che quindi sia una festa ormai solo rappresentativa, con poco senso e tanta retorica: mai errore sarebbe più pericoloso. La realtà che siamo costretti a vivere nel nostro Cantone somiglia molto a quella che ha portato alle incredibili proteste dei sindacati americani a fine Ottocento. Da noi oggi, nel 2016, nella ricca Svizzera, sono all’ordine del giorno ricatti, lavori sottopagati, minacce di licenziamento, precariato, apprendisti lasciati nel dimenticatoio da un padronato che lucra sulla pelle dei lavoratori. In questi periodi di crisi abbiamo visto esempi come quelli della Exten o del lavoratore residente licenziato dalla Casram di Mezzovico perché si è rifiutato di lavorare delle ore gratuitamente: una roba da romanzo di Dickens.

E allora buon 1. Maggio a chi soffre. A chi, quando dà il bacio della buonanotte ai propri figli, non ha la minima idea di che futuro potergli offrire. A chi deve sorbirsi ogni giorno minacce, decurtazioni di paga in nome del Dio mercato. Davanti a un padronato che sembra essere uguale a quello di più di un secolo fa, davanti a una politica incapace di fare alcunché, perché tanto uno straniero come capro espiatorio si troverà sempre, noi dobbiamo continuare fieramente a essere umani, solidali e difensori del diritto più fondamentale che esista: quello di avere un lavoro.

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