Caos BSI: non si tocchino i lavoratori

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Di

soldidi Marco Cattaneo

“Un’eccessiva fame di rischio e irragionevolezza hanno portato alla fine di una banca”, ha detto ieri il direttore della FINMA Mark Branson. Facendosi beffe dei numerosi inviti a piantarla, i dirigenti della BSI hanno continuato a lanciarsi in affari dubbi a dir poco arrivando alle estreme conseguenze ufficializzate ieri: la banca più antica del Canton Ticino verrà sciolta.

Si possono fare mille considerazioni sull’opportunità, sulle degenerazioni della finanza e sullo sconsiderato comportamento di chi forse non ha mai capito quali siano le regole del gioco. O peggio, l’ha sempre saputo fregandosene altamente dall’alto dei propri bonus e delle prebende assicurate. Noi preferiamo sposare in pieno quanto dichiarato ieri da Natalia Ferrara Micocci, responsabile regionale dell’ASIB (Associazione Svizzera degli Impiegati di Banca) che “si aspetta dai responsabili – direzione e consiglio d’amministrazione – un impegno attivo nel salvaguardare i posti di lavoro e le attività della banca. Gli impiegati di BSI SA non devono subire le conseguenze di decisioni errate da parte del loro datore di lavoro.”

In un mondo se non normale vagamente decente, non sta scritto da nessuna parte che debbano pagare gli impiegati le follie dei loro dirigenti. Sono gli acrobati della finanza che hanno intascato bonus milionari per chissà quanti anni che devono passare alla cassa, non i 500 dipendenti di BSI che stando ai rumors stanno rischiando il posto di lavoro.

A pagare siano, per una volta, i quadri dirigenti che – citiamo la Procura federale – “hanno violato gravemente le disposizioni legali in materia di riciclaggio di denaro e il requisito dell’irreprensibilità”. Non si tocchino i lavoratori.

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