Dadò, i rifugiati e l’alpinismo

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Dadò non mi è mai stato simpatico, inutile nasconderlo. D’altronde ho dubbi che sia simpatico anche alla sua famiglia col caratteraccio che si ritrova. Ma se una cosa mi unisce a lui, in un’ipotetica cordata, per usare una terminologia alpinistica, è l’incapacità di voltare la faccia di fronte alle tragedie umane.

“Capisco le persone normali che non possono o non vogliono confrontarsi con questo dramma. Ma chi fa politica dovrebbe farlo, almeno una volta nella vita. Perché la percezione di questa realtà che ci viene raccontata attraverso i media e i social network, non è assolutamente autentica”.

Questo dice Dadò, da Idomeni, grande crogiuolo di profughi, bloccati tra ciò da cui stavano scappando e quello che hanno di fronte: l’ipocrita muro europeo. Dice, giustamente, che chi ciancia contro i profughi (i D’Errico, i Bignasca, i Quadri, i Robbiani) dovrebbero una volta nella loro vita mettere le mani nella merda di un campo profughi. Dadò, si è recato in Grecia a seguito dell’Associazione Firdaus, guidata dalla gran consigliera socialista Lisa Bosia.

Qui a casa invece, si continua a gridare allo straniero, al profugo, come se ci fosse un’orda di sciacalli affamati a latrare di fronte allo zerbino. Continuiamo a dire, e ce lo dice anche Dadò, che sono esseri umani, e che l’orrore dei morti, della sporcizia e della disperazione non passano attraverso i giornali. Poi Dadò sbraita in parlamento, la metà delle volte lo prenderesti a sberle, ha delle idee che sono spesso l’opposto delle tue. Ma alla fine rimane solo l’essenza, la linfa delle persone, quello che veramente te le fa rispettare, a prescindere da qualsiasi litigio politico, a prescindere dalle idee: sai di avere di fronte una persona che si preoccupa degli altri.

E l’alpinismo? Questi fatti, i fatti di Idomeni e della frontiera macedone, i morti affogati al largo della Libia mi fanno capire una cosa. In qualsiasi momento della mia vita, se dovrò fidarmi di qualcuno, se dovrò pensare a qualcuno che magari sprecherà due minuti della sua vita per guardare un minuto della mia, preferirò mille volte avere in cordata davanti a me Dadò piuttosto che Bignasca.

Perché il secondo, in un momento di difficoltà, non esiterebbe a tirare fuori dallo zaino un paio di forbici per farti cadere nell’abisso.

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