Famiglie spezzate: La straziante storia di Lexi, sei anni

Pubblicità

Di
Famiglie spezzate 1

di Selene

Santa Clarita, California del Sud, lunedì 21 marzo. Le scena è di quelle che straziano il cuore. Un uomo dal volto contratto esce dalla sua casa con in braccio una bimba che, aggrappata al suo collo, stringe in mano un orsacchiotto bianco. Sullo sfondo una donna piange disperata con accanto, spaventati e in lacrime, tre bambini. L’uomo si fa largo tra una piccola folla verso un’auto governativa e consegna la bimba agli assistenti sociali. L’auto parte. L’uomo si accascia e piange, disperato. Un amico lo abbraccia. L’auto è ormai lontana. La bimba portata via ha sei anni, il suo nome è Alexandra, per tutti Lexi. Questa è la sua storia.

Lexi nasce in una famiglia difficile. A soli 17 mesi viene tolta alla madre biologica che da anni fa uso di droghe pesanti e a cui hanno già tolto la custodia di altri sei figli. Il padre ha un passato criminale di furti e abusi familiari. Dopo diversi disastrosi tentativi di affido familiare, Lexi giunge a casa Page. Ha due anni. “Quando è arrivata da noi Lexi era l’ombra di una persona. Era stata sballottata in giro per diverse famiglie subendo abusi e violenze” racconta papà Page, Rusty.

Rusty e sua moglie Summer hanno due figli, un terzo in arrivo. Lexi è  spaventata e diffidente, ma l’amore e la stabilità familiare ne fanno in poco tempo una bimba dolce, sicura, allegra. Felice. I Page tentano di mantenere i rapporti con il padre biologico di Lexi, ma presto l’uomo rinuncia e scompare dalla vita di Lexi.

A quel punto i Page chiedono di poterla adottare ma il tribunale respinge la richiesta: Lexi è per 1/64 Nativa Americana, della tribù Choctaw. Ha un 1,56 per cento di sangue indiano. Tanto basta perché il suo caso ricada sotto l’Indian Child Welfare Act (ICWA), una legge federale del 1978 che governa la giurisdizione sui bambini nativi americani tolti alle famiglie biologiche.

L’ICWA dà di fatto ai governi tribali voce esclusiva per ciò che concerne i processi di custodia infantile che coinvolgono bambini indiani, indicando le famiglie dei Nativi come unica soluzione per preservare l’educazione e la cultura tribali.

I Choctaw quindi si oppongono alla richiesta di adozione da parte dei Page e esigono che la bimba venga affidata a parenti che siano Nativi Americani.

I Page presentano un appello di urgenza per tenere la bimba, appello però respinto dal Tribunale. La domenica una folla spontanea e silenziosa  si riunisce davanti a casa Page e lì resta tutta la notte per impedire che Lexi venga portata via. Ma nulla può il lunedì mattina quando papà Rusty è costretto a consegnare la piccola nelle mani degli assistenti sociali.

Da quel 21 marzo nulla si sa di Lexi, se non che vive nello stato dell’Utah con una donna, Gindre, che ha con sé anche una sorellina di Lexi. Per la cronaca, Gindre non è Nativa Americana, ma lo era il patrigno. I Page non si danno per vinti, e continuano a lottare per la loro piccola. Hanno intenzione di presentare una petizione alla Corte Suprema di California e stanno raccogliendo firme in tutti gli Stati. Grande partecipazione sui social network: da Twitter a Facebook, dove la pagina “Save Lexi” ha raccolto in poco tempo più di 30mila like. Tante iniziative e tante adesioni da tutto il mondo. Uno slogan su tutti, “We are Lexi’s voice”, viene ripetuto in un video dall’Australia, al Messico, dal Giappone alla Scozia, in Israele, a Singapore.

Il sito www.saveourlexi.com viene continuamente aggiornato con notizie di petizioni, preghiere, iniziative.

I piccoli Maddie, Caleb, Zoey Page aspettano la loro sorellina Lexi, di sangue indiano per l’1.56 per cento. E bianca per il restante 98.44 per cento.

 

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!