I momenti del profumo del pane

Pubblicità

Di

Panedi Amélie

L’altro giorno uscendo in balcone sono stata piacevolmente assalita da un delizioso profumo di pane fresco. L’aria ne era talmente impregnata ed era così buono che non riuscivo a smettere di annusarlo. Sembravo un criceto.

Mi ha ricordato quando abitavo al paese e alla mattina, uscendo per andare a scuola, si veniva invasi dall’aroma ed era inevitabile fermarsi dal panettiere a prendere la michetta al latte da mangiare a ricreazione. Ricreazione… chissà se ancora oggi la pausa viene chiamata così. E allora ho voluto ricordare per un attimo quei momenti, quelli dove il telefono aveva ancora la cornetta col filo e il cellulare esisteva solo per quelli della Nasa. Mi sono subito venuti in mente i giochi come il Crystal Ball con i suoi palloni tossici che si facevano solo per il gusto di poterli scoppiare subito e per poi schiacciare anche le palline d’aria che restavano nell’impasto, oppure lo Slaim che immancabilmente dimenticavi da qualche parte visto che tanto non lascia macchie ma poi non le tiravi più via. Il telecomando non esisteva ancora, o meglio, in famiglia non l’avevamo, e per cambiare canale ci si doveva alzare a girare la manopola. E se la giravi mezzo millimetro di troppo vedevi la neve e ci mettevi un sacco a trovare il punto giusto, e ringraziavi il cielo che Poltergeist non esisteva ancora.

E poi gli Yeti. Quei Moon Boot blu con la scritta bianca che mettevi in ottobre e toglievi in aprile tanto che quando rimettevi le scarpette avevi una stranissima sensazione di caviglia fragile e pronta a spezzarsi alla prima storta. Però, forse, durante le piogge primaverili erano meglio gli Yeti piuttosto che gli stivali di gomma con le calzette che avanzavano su fino al ginocchio e con i bermuda che lasciavano scoperto quel dieci centimetri di ginocchio, giusto per farti morire di vergogna ad ogni temporale.

In prima media poi la grande novità: la Papermate, quella con i due cuoricini tra la erre e la emme, la biro che si poteva cancellare con la gomma. Talmente rivoluzionaria che scriveva malissimo e le parole venivano via anche sfregandole col dito. E se aspettavi qualche mese a cancellare poi dovevi usare la gomma ottagonale, quella piatta con un lato blu e uno rosso scuro che se calcavi troppo ti cancellava anche il foglio. E tante altre cose che adesso non credo esistano più, tipo la sciolina da mettere sotto gli sci per andare più veloci. Quella che poi mettevi anche sotto la slitta, ma quella non scivolava nemmeno con dieci panetti e allora provavi col bob o sotto le suole delle scarpe per scivolare meglio sulle lastre di ghiaccio, per la gioia di mamma e papà quando tornavi a casa e lasciavi le impronte viola sulle piastrelle ma tu non eri stato che sennò erano botte.

Oltre alle cose materiali poi c’erano i momenti in cui nascevano gli amori. Succedeva sempre in estate, forse perché si era soliti trovarsi nella piazza del paese mentre in inverno col freddo si usciva di meno e magari era difficile innamorarsi dopo essersi presi una palla di neve in faccia. Chi c’era c’era e anche senza darsi appuntamento qualcuno c’era sempre. E poi via tutti a prendere il gelato che al bar del paese erano fatti a mano e se ne mangiavi troppi il mal di pancia ti veniva ugualmente, ma almeno ne era valsa la pena e se la mamma non la pensava così era poco importante. Riesco ancora a ricordarne il gusto, il gusto di qualcosa che oggi trovi quasi solo nelle cucine casalinghe. Il gelato lo si andava a mangiare al parco giochi e quando diventava buio si cantava Vasco Rossi a squarciagola sulle altalene fino a farsi tirare le pantofole dagli abitanti della zona.

Riapro gli occhi e sono di nuovo sul balcone. Guardo la strada e vedo i ragazzi che camminano a testa bassa con il cellulare in mano e penso che sono stata fortunata a non averlo avuto quando ero giovane. Certo non era molto comodo andare in ferie con otto chili di macchina fotografica e 4 rullini in tasca che poi non usavi mai perché sviluppare le foto costava e quando avevi il rullino per le foto all’esterno ti trovavi all’interno e viceversa, ma sono felice di aver vissuto in un mo(n)do che oggi forse non esiste più.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!