In morte di Giacinto Pannella, detto Marco

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Di

unnameddi Jacopo Scarinci

L’immortalità delle buone battaglie vince sempre sulla mortalità della carne. Marco Pannella da oggi non c’è più, ma tutto quello che ha fatto per le lotte di ogni buon liberale (per davvero, mica come alcuni…) e libertario rimane scritto lì, nelle pietre della storia.

Fondatore del politicamente scorretto in un’Italia abnegata a Madre Chiesa, Pannella ha sdoganato temi come divorzio, aborto, antimilitarismo. Ha condotto battaglie in difesa degli omosessuali, contro i partiti, a difesa dei diritti di tutti contro lo strapotere di pochi. In una vita politica passata in minoranza, ha di fatto regalato alla dolcissima normalità temi che di normale, pochi anni prima, non avevano niente. Lui ed Emma Bonino, colonne portanti del Novecento sociale, hanno fatto molto più di chissà quanti governi.

Fottendosene di tutto e tutti è passato dall’indipendenza a liste elettorali provocatorie e ridicole, unico ad aver osato usare Berlusconi e non essere sua proprietà, ha sempre vissuto la politica neanche come servizio, ma come azione. Distribuiva cannabis ai giornalisti durante le tribune elettorali, ha regalato a ognuno la meravigliosa sensazione di essere libero di far qualunque cosa. “La mia libertà finisce dove inizia la tua”, certo: e finché non inizia la tua son solo cazzi miei di come mi gestisco la mia vita.

In una società iper conservatrice come quella italiana e sempre più chiusa come quella europea, quella di Pannella sarà una voce che mancherà. Il vecchio leone ha smesso di ruggire, evviva il vecchio leone.

“Amo gli obiettori, i fuorilegge del matrimonio, i capelloni sottoproletari anfetaminizzati, i cecoslovacchi della primavera, i non violenti, i libertari, i veri credenti, le femministe, gli omosessuali, i borghesi come me, la gente con il suo intelligente qualunquismo e la sua triste disperazione”

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