Leicester in salsa soviet

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Di

Caccia Leicesterdi Gherardo Caccia

Questa è una storia di calcio e di repressione, ma anche di libertà e di riscatto. Un po’ come quella del Leicester di Ranieri, che tutti i poteri forti del calcio europeo avrebbero recluso per sempre nei bassi fondi delle classifiche, ma che invece ha saputo riscattarsi sino a capovolgerla quella classifica, vincendo la Premier.

La nostra, però, è una storia di altri tempi, che inizia nel 1935, in uno scantinato di Mosca. I quattro fratelli Starostin, con qualche altro amico, si ritrovano per bere e per decidere il nome della loro squadra di calcio. Fra risate, discussioni e cazzotti, si arriva a una decisione. I ragazzotti decidono così di rendere omaggio a Spartaco, che da solo capeggiò la rivolta degli schiavi contro l’esercito di Roma. Di Spartaco, questa squadra, che è poco più di una rappresentativa di quartiere, prende il carattere tenace e avanza fiera in un calcio come quello sovietico, appena nato ma già ingombro di squadre tutte riconducibili ai vari apparati di governo. C’è il CSKA (che è dell’esercito), la Dynamo (del Commissariato degli interni) e poi lo Spartak Mosca di quattro fratelli e i loro amici. Nel ’36, solo un anno dopo la sua fondazione, il club vince addirittura il campionato sovietico e piace molto alla gente, riesce persino ad appassionare Stalin in persona, che rimane affascinato da questa fantastica parabola popolare, e la preferisce alle stesse squadre di governo: Spartaco ha vinto l’Impero.

Le vittorie e la benevolenza che riesce ad attirare, non esitano però a creare invidie e rancori, molto più in alto di quanto sarebbe ragionevole pensare. Nel ’42, mentre gli uomini dell’Armata Rossa si sacrificano coraggiosamente per rallentare la terribile avanzata nazista, Berija, capo dei servizi di sicurezza, nonché presidente e tifoso della Dynamo, assiste sconcertato alla disfatta della sua squadra contro lo Spartak per 1-0. Il potente funzionario fa annullare la partita, che viene disputata per la seconda volta, sempre con la Dynamo sconfitta per 1-0. Allora Berija prende una decisione drastica per stroncare definitivamente l’ascesa dei ragazzi di Spartaco: fa arrestare e torturare tutti e quattro i fratelli Starostin. Da nessuno di loro riesce a strappare nemmeno l’ombra di una delazione, o di una confessione. Ma questo ovviamente non servirà a niente: verranno tutti sbattuti in un gulag con l’accusa di “commesso reato di propaganda di sport borghese”. Nel gulag ci resteranno per dieci anni, finché alla morte di Stalin salirà al potere Chruscev, il quale dichiarerà Berija nemico del popolo, lo farà giustiziare e libererà i quattro. Da lì in poi gli Starostin torneranno alla guida del loro club, e vi resteranno fino alla morte.

La storia di Spartaco questa volta ha un lieto fine e ci racconta di come si possa resistere all’ingiustizia e alla repressione sempre, comunque e in qualunque luogo e tempo. A Roma, a Mosca, a Leicester.

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