No Simonetta, non sono proprio d’accordo

Di

Sommaruga3di Corrado Mordasini

No Simonetta bella, no no, non sono d’accordo. Io voterò Sì alla Legge per la protezione del servizio pubblico. Poi voi direte: e chissenefrega di cosa voti tu. Vero, ma era un trucco per farmi leggere. E se state ancora leggendo, ci sono riuscito.

Ieri ho sentito l’allocuzione della Consigliera federale a difesa del No. Mi fa un po’ strano sentire una ministra socialista che mi spiega perché non devo difendere il servizio pubblico.

Simonetta ci spiega che il servizio pubblico deve poter fare utili per migliorarsi, e che ciò che guadagna va comunque a favore della cosa pubblica. In poche parole, mi spiega perché dovrei vedere il servizio pubblico come un’azienda privata. E qui io non ci sto, perché è proprio questo il problema alla base. Così giustifico anche i Casinò, che fanno utili anche se lasciano un sacco di poveracci con le pezze al sedere. Poi i soldi dei casinò vengono reinvestiti nella collettività, magari anche a dare una mano a chi non ha più un soldo perché se li è giocati tutti. Una cagata, mi scusi la Consigliera.

E poi, insomma, un’iniziativa sostenuta dalle associazioni consumatori che ha tutti contro, mi fa simpatia ma, soprattutto, mi fa pensare a cosa ormai è diventato il servizio pubblico.

Decenni di privatizzazioni selvagge e di inni al liberismo l’hanno fatto diventare una specie di schifezza che bisogna tollerare e che, solo con l’aiuto del privato può dare le performances che l’era moderna pretende. Almeno secondo la teoria corrente. Balle.

Decenni di privatizzazioni hanno, ed è inutile che lo neghiamo, fatto andare a puttane anche quelle che in Svizzera erano ritenute delle eccellenze. Posta, ferrovie, società dei telefoni fanno a gara a chi decentralizza, abbandona e scarica. Sarò scemo, ma quando ero ragazzo una lettera spedita in tutta la Svizzera arrivava un giorno dopo. Sempre. Non due giorni o tre, non posta A o B. Una lettera arrivava il giorno dopo. Da Chiasso a Ginevra, da Martigny a Pontresina. Punto.

Quando ero ragazzo io c’erano le stazioni e gli uffici postali. Dappertutto. Se avevi un problema andavi allo sportello e chiedevi e un buralista o un impiegato delle ferrovie gentile non solo ti spiegava, ma addirittura ti faceva lui le operazioni.

E adesso convincetemi che devo votare no, per permettere ai manager di ferrovie, posta e telefoni di guadagnare quello che guadagnano i CEO del privato, insultando centinaia di bravi funzionari che nei decenni passati hanno preso la loro paga da buralisti o da ferrovieri. Ditemi che devono fare utili e smantellare sportelli, e stazioni e automatizzare tutto, che se non hai fatto il politecnico non sai neanche più come prendere un treno.

L’altro giorno mio figlio ha dovuto aspettare un’ora e rotti a Arth-Goldau, perché il biglietto preso online da Airolo a Zurigo e ritorno (da Airolo a Bellinzona ha l’abbonamento Arcobaleno) non era valido.

Il controllore gli ha detto di scendere, perché il suo treno NON si fermava ad Airolo, dove lui avrebbe dovuto scendere e risalire. Essendo il treno diretto, anche se lui aveva pagato il biglietto, NON era il biglietto giusto.

E questo è cretinismo burocratico.

Signore e signori, se accettiamo come assunto che il pubblico deve muoversi con le stesse regole del privato siamo morti. Ecco, anche se perderò, perché voterò Sì. Perché rimpiango l’orgoglio di poter dire a un italiano che i nostri treni arrivavano spaccando il minuto e le lettere arrivavano sempre il giorno dopo. Oggi non è più così. Le poste scompaiono e le stazioni sono deserte. Mi manca il parlare con persone gentili che mi aiutano se non so bene che fare, mi manca l’eccellenza. E se devo pagare un po’ di tasse in più pazienza, ma le cose vadano come devono andare.

Oggi il privato infila i tentacoli nel pubblico non per aiutarlo, ovvio, ma per attingerne più che può. La nuova pianificazione ospedaliera ne è un esempio. Domandatevi, una sola volta, perché le cliniche private cercano disperatamente di avere sempre più agganci col pubblico? Perché ci fanno credere che sono indispensabili? Soprattutto in Ticino, dove la percentuale di privato a livello ospedaliero è quasi il doppio che nella Svizzera? Diamo un segnale alla Berna dell’economia, per quel che vale, ma soprattutto diamolo al Beltra e ai suoi amichetti delle cliniche private: il Pubblico non si tocca. È nostro, è l’eccellenza, abbiamo i migliori ospedali del mondo, e voi non ci servite.

Volete dei soldi? Entrate a lavorare nel settore pubblico, vi daremo sicuramente uno stipendio dignitoso.

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