Non perdiamo il treno per Parigi

Pubblicità

Di

soldi economiadi Angela

Domani a Parigi, quando gli occhi dell’opinione pubblica svizzera saranno puntati sull’inaugurazione della nuova trasversale alpina, magari anche nella maliziosa attesa che Renzi documenti la partecipazione finanziaria italiana ad Alptransit, si svolgerà a Parigi un round di negoziazioni che ha un impatto per miliardi di persone.

Si tratta di un incontro ministeriale, molto riservato, per il Trade Service Agreement (TISA) che riguarda oltre all’Unione Europea ventidue nazioni tra cui anche la Svizzera e il Liechtenstein. Interpellata dal settimanale WOZ, la nostra SECO (Segreteria di stato dell’economia) non ha voluto fornire indicazioni sulle trattative in corso. L’accordo in questione punta a ridefinire l’economia mondiale in chiave sempre più liberista. Gli interessi e gli appetiti sono enormi e gli Stati Uniti, che rappresentano il 75% dell’economia, spingono per chiudere i negoziati prima della fine ormai vicina del mandato di Barack Obama, e cioè entro il 2016. Ipotesi irrealistica, nonostante le pressioni di grandi aziende e multinazionali che puntano, in sostanza, ad aggirare le regole con le quali gli stati tutelano i propri cittadini, lavoratori e consumatori.

Per capire la posta in gioco bisogna fare un passo indietro: per incrementare il commercio crollato dopo la Seconda guerra mondiale viene creato il Gatt, un accordo generale sulle tariffe e il commercio che ha dato vita, in secondo momento, all’Organizzazione mondiale del commercio (WTO). Gli scontri fra nord e sud culminano, nel 2003, col fallimento delle trattative di Doha. Da allora si cerca un nuovo accordo di libero scambio Europa-USA. L’opinione pubblica non ne avrebbe saputo nulla, se due anni fa non lo avesse rivelato l’organizzazione di Julian Assange.

In sostanza, il TISA sta aprendo alle aziende e multinazionali straniere la possibilità di intervenire sul processo di regolamentazione dei servizi che ciascuno Stato sovrano può darsi, in nome della protezione dei suoi interessi commerciali e sociali. Le aziende di stato dovranno “agire in accordo con le considerazioni commerciali, quando si procurano o forniscono servizi” e non potranno, ad esempio, dare la preferenza all’acquisto di prodotti e servizi locali e della comunità in cui opera.

TISA potrebbe, per esempio, costringere i cantoni svizzeri ad inserire e accettare sul proprio territorio strutture ospedaliere internazionali. Le casse malati elvetiche potrebbero costringere i propri clienti a farsi curare per esempio in Turchia, dove i costi ospedalieri sono inferiori.

Pochi giorni fa WikiLeaks è tornata a colpire con una nuova tornata di documenti riservati, in collaborazione esclusiva con “l’Espresso”, che scrive: “considerata la gravissima crisi che attanaglia ormai da anni l’economia mondiale, distruggendo il lavoro e la vita di milioni di persone, era opportuno riscrivere le regole del mercato e dei servizi finanziari nelle segrete stanze della diplomazia? Di fatti, se non fosse stato per Greenpeace e per WikiLeaks, l’opinione pubblica non avrebbe avuto alcun accesso diretto ai testi dei trattati e non avrebbe mai avuto un’idea esatta delle diverse posizioni in gioco”.

 Neppure il Parlamento elvetico avrà l’occasione di discutere i trattati. Alla fine potrà esprimersi con un Sì o con un No. Niente di più.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!