Papa Francesco, Vescovo di Roma (Terza parte)

Di

Papa Francescodi Fabrizio Eggenschwiler

(Puntate precedenti: 1. parte – 2. parte)

Gli strani sogni di Costantino

Stando alla tradizione, da Valla in poi, un Papa medievale tra l’VIII e il IX secolo, o qualche elemento della Chiesa romana, o qualcun altro interessato a favorirla, avrebbe ritenuto utile allestire un documento falso per giustificare e consolidare il potere temporale del Papa stesso e della Chiesa in generale.

Ma le cose non stanno (soltanto) così; basta leggere il testo nella sua interezza per rendersene conto: il Constitutum Constantini si preoccupa di attribuire al vescovo di Roma anche la supremazia e il potere su tutti gli altri vescovi e su tutte le Chiese della cristianità, ciò che costituisce uno dei punti di maggiore contrasto con le altre chiese cristiane (ortodossa, siriana, copta, protestante). Non soltanto potere “temporale” dunque, ma anche potere “spirituale”. A parte il fatto che si tratta di un potere “spirituale” per modo di dire, per il fatto stesso che probabilmente “potere” e “spirituale” sono termini antitetici: come si può definire spirituale un potere che implica, come ogni potere, gerarchia, disciplina, sanzione, punizione, esclusione?

Il primo a invocare la “donazione” sarebbe stato il Papa tedesco Leone IX nel 1053, poco prima di dare avvio allo scisma dagli ortodossi(1054), scomunicando il Patriarca di Costantinopoli mediante un’apposita Bolla che fu fatta depositare ufficialmente sull’altare principale di Santa Sofia e venendo a sua volta scomunicato dal predetto Patriarca. Queste reciproche scomuniche sono state revocate da Paolo VI e dal Patriarca di Costantinopoli (Istanbul) dopo uno storico incontro avvenuto a Gerusalemme il 4 gennaio 1964. La revoca formale delle reciproche scomuniche ebbe luogo contemporaneamente a Roma e a Istanbul il 7 dicembre 1965, giorno precedente la chiusura del Concilio Vaticano II.

Già all’inizio del “Constitutum”, Costantino, o meglio chi scrive sotto il suo nome, dichiara tutti i vescovi, “in universo orbe terrarum”, soggetti alla sacrosanta Chiesa romana. In seguito Costantino racconta di essersi ammalato di lebbra su tutto il corpo e di essersi dapprima rivolto ai sacerdoti pagani, i quali gli hanno raccomandato come cura bagni nel sangue di bambini, terapia da lui scrupolosamente seguita senza alcun risultato. In seguito l’imperatore sogna gli apostoli Pietro e Paolo, i quali gli dicono di smetterla col sangue degli infanti e di liberare invece il vescovo di Roma Silvestro, che aveva dovuto rifugiarsi con i suoi chierici in certe caverne nelle montagne vicino a Roma per sfuggire alle sue persecuzioni. Silvestro, liberato, gli prepara una piscina miracolosa, immergendosi nella quale la lebbra scompare. Costantino dunque abbandona gli idoli pagani e si converte pubblicamente, dopo le penitenze giustamente ordinate da Silvestro, che lo battezza.

Aveva un’intensa attività onirica, Costantino. Alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio, nel 312, tre anni prima della “donazione”, dopo la visione in cielo della croce e della scritta “En Touto Nika” (“in hoc signo vinces”, “in questo segno vincerai”), aveva sognato Gesù, che gli ordinava di porre la croce sui vessilli del suo esercito; eseguito l’ordine, aveva sbaragliato il “malvagio” Massenzio. Questi, pur disponendo di un esercito di gran lunga più numeroso, l’aveva disposto, con una strategia palesemente autolesionista, sulla sponda destra del Tevere, con il fiume alle spalle, avendo come unica via di fuga le tumultuose acque del medesimo: dove infatti l’esercito finì travolto e lui stesso affogato.

(3. segue)

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