Perché la Francia è paralizzata?

Di

FRANCIAdi Jacopo Scarinci

In Francia è successo questo: il governo del socialista Manuel Valls – rimbalzato dal conservatorismo di parte del suo partito – ha deciso, per far approvare la Legge sul lavoro entro la fine del millennio, di scavalcare il dibattito parlamentare e le relative imboscate. Tutto concesso: articolo 49.3 della Costituzione. A posto? Macché: apriti cielo.

Accuse, insulti. Puristi e ragazzini, sindacati di sinistra e intellettuali, studenti e casseur di professione: la piazza insomma, magnifica espressione di sentimenti e posizioni, preconcetti e passioni, si è sollevata. Nessuna pietà contro il “traditore” Manuel Valls, trattato esattamente come Renzi in Italia – guai a essere riformisti, peste vi colga! – per non parlare del (derelitto) Hollande che ha orchestrato tutto dall’Eliseo. Poco importa se questa legge aiuterà il mercato del lavoro francese, esattamente come il Jobs Act renziano ha fatto in Italia: protestare, protestare. E come è consuetudine, la protesta è stata un fiorire di auto bruciate, vetrine spaccate, volti coperti e fumogeni. I francesi, in maggio, sono inclini all’esuberanza.

La situazione è degenerata fino a quello cui stiamo assistendo in queste ore: blocco delle raffinerie, scioperi a raffica, trasporto pubblico minacciato di paralisi, benzina razionata. Il tutto in aggiunta allo Stato d’emergenza post attentati. La Confédération Générale du Travail, sindacato vicino ai comunisti – in perdita netta e secca di influenza, iscritti e potere –, si è scatenata contro il governo di Manuel Valls coordinando il blocco di una nazione. Chiedere il ritiro della Legge sul lavoro incendiando copertoni, bloccando le raffinerie e minacciando scioperi a ripetizione fa un po’ sorridere: mettere cittadini contro altri cittadini dando la colpa al governo – che sport noioso, vecchio e banale.

La CGT e i protestatari di professione stanno giocando col fuoco. Perché saranno inclini alla piazza i francesi, sì, ma se non gli fai far benzina e gli blocchi tutti i mezzi di trasporto non è detto che s’incazzino per forza col governo. Le sigle sindacali rappresentanti più della metà dei salariati francesi hanno approvato la “loi Travail”, questo conservatorismo intransigente della CGT rischia di essere visto sempre più come folkloristico in un mondo che va molto, ma molto più veloce di loro.

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