Propaganda di Stato? Ma per piacere!

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Di

Zali 1di Marco Cattaneo

Alcuni deputati di PLR, PPD e Destra sono saliti sulle barricate contro la campagna elettorale del fronte del Sì alla tassa di collegamento, definita dai questionanti come “propaganda di Stato”. Apperò, perché?

In pratica, non si capisce. La loro motivazione è che i manifesti elettorali si trovino sul sito istituzionale www.ti.ch, sul portale “Viabilità Ticino” e che – pensate un po’ che roba, tremiamo tutti – si trovino pure sui mezzi pubblici! Il Consiglio di Stato, in blocco favorevole a questa tassa (anche se Zali continua come l’ultimo giapponese a dire che non va chiamata tassa, sapete com’è…) è quindi accusato da liberali, pipidini e democentristi non solo di difendere una tassa che, a proprio favore, dicono, porti “argomentazioni faziose” ma – rullo di tamburi – di contravvenire all’articolo 34 della Costituzione federale, quello che difende i diritti politici e la libertà di voto. C’è da buttarsi in terra dalle risate.

Intanto vedere dei Democentristi citare l’art. 34 dopo che hanno tappezzato Ticino e Svizzera tutta con i loro manifesti più assurdi, razzisti e beceri fa veramente pensare che vivano in un mondo parallelo. “Bala i ratt”, il manifesto xenofobo contro i kosovari che è costato una bella condanna a due pesi massimi dell’UDC come Martin Baltisser e Silvia Bär, la pecora nera dell’Iniziativa d’attuazione, gli inquietanti cartelloni per l’Iniziativa contro l’immigrazione di massa ve li ricordate? Erano ovunque, con uno spiegamento di fuoco e bonifici senza pari. Ma lì, va da sé, l’art. 34 mica esisteva. No no, macché.

A PLR e PPD, invece, manca proprio la memoria a breve termine: un pessimo segnale. Vi ricordate la campagna elettorale sul raddoppio del Gottardo? Avete anche un solo vago ricordo delle porcate commesse a ogni livello dai raddoppisti? Le farneticazioni sulla sicurezza e i funzionari dell’USTRA che facevano avanti e indietro a far campagna e portare motivazioni regolarmente smontate dai contrari ma che potevano contare su una diffusione capillare ad ogni livello, ve li ricordate?

Noi sì, eccome. Evidentemente la bottega è la bottega, e molti ricordano solo quel che vogliono ricordare. In politica, spiace, non è una cosa tanto onorevole.

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