Riflessione sulle dipendenze

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Di

Bambini calciodi Francesco Giudici

In questi ultimi anni di scuola mi sembra che la percentuale dei ragazzi che manifestano chiari sintomi d’infelicità sia piuttosto cresciuta. Questi arrivano a scuola con indosso centinaia di franchi distribuiti (partendo dal basso) su:

– scarpe Converse All Star, che impediscono loro di giocare con il pallone senza fermarsi a ripulirle con un fazzoletto oppure, forse a causa di qualche ingiunzione famigliare, a non partecipare del tutto alle contese;

– calzoni di marca già sforacchiati in vari punti, spesso delle vere e proprie pastoie per una semplice corsa sul piazzale;

– maglie delle squadre calcistiche più in auge e che quindi vengono cambiate piuttosto frequentemente e che spesso sono causa di litigi per questioni di risultato. Senza poi dimenticare l’identificazione con il milionario al quale appartiene il nome che recano sulla schiena che li fa credere di essere come lui, interpretazioni farsesche comprese nel caso di presunti falli;

– giacche invernali di vario materiale che spesso restano appese per giorni all’esterno dell’aula dove sembra di essere nel magazzino di una boutique. Ogni tanto si materializza qualche madre, magari alla chetichella, e recupera una bracciata d’indumenti.

Un riflesso di questa situazione si riversa in classe durante le varie attività. Così, come al continuo mutare delle mode, anche le proposte e le attività scolastiche attraggono l’attenzione soltanto al loro primo apparire. Già dopo pochi minuti, in molti allievi, l’interesse è visibilmente calato e se il docente non diventa una specie di emittente MTV, non li coinvolgi più. Ti guardano in faccia, volgono gli occhi verso i compagni, si alzano e vanno allo specchio a rialzarsi il ciuffo che forse, in quell’esiguo momento nel quale hanno ascoltato, si è appiattito per sincerarsi di ciò che stava succedendo al piano di sotto.

I discorsi sul pianerottolo sono in linea di massima inerenti ai livelli raggiunti nelle varie saghe dei giochi elettronici. A un padre che mi aveva spiegato certe difficoltà di memoria del figlio, ho fatto notare che però il rampollo sapeva riconoscere se il cellulare in mano a una persona, anche in fondo al piazzale, fosse un mp4, un mp5 oppure un mp6.

In ogni caso questi ragazzi si dichiarano indipendenti e vogliono essere loro i padroni della loro vita: multinazionali delle bibite, dell’abbigliamento e dell’elettronica permettendo!

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