Sadiq Khan sindaco di Londra, bye bye al fondamentalismo

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Di

REGNO UNITOdi Jacopo Scarinci

Sadiq Khan è nato a Londra da genitori pachistani. Avvocato specializzato in difesa dei diritti umani, deputato, ministro, braccio destro di Ed Miliband. Di sinistra e con una certa testa, perché ci vogliono palle e una discreta attitudine all’indipendenza per essere inglesi e non estremisti con l’offerta politica ferma al 1981 à la Corbyn o auspicabili Tony Blair del 2016.

La cosa divertente, in tutto questo, è che Khan mica era favorito alla corsa per diventare sindaco di una delle città più importanti del mondo. Tutt’altro. Primo perché il sindaco uscente, il vulcanico Boris Johnson – praticamente un pazzo, ma un politico di razza e fiuto – negli ultimi otto anni Londra l’ha guidata parecchio bene e ha spianato non poco la strada al candidato Tory. Secondo perché il Labour, o quel che ne resta, è disperso nella nebbia: diventato terzo partito in Scozia, e vivissimi complimenti per l’impresa al contrario, ci ricorda qualcuno da vicino quando dice di “aver tenuto” per non dire che vabeh, quegli altri sono irraggiungibili.

E come ha fatto il preparatissimo Sadiq Khan a diventare sindaco? Chiedere ai conservatori, e al loro favoloso autogol: mica l’hanno contestato sul programma, sulle idee, sulla sua appartenenza al Labour (oggi, con Corbyn, in certi ambienti della City equivale a essere un appestato), no no. L’hanno attaccato perché musulmano, di origine straniera, non inglese, men che meno londinese. Niente a che vedere con re Giorgio V, come si permette? Cosmopoliti per natura, propensione e borsellino, i londinesi hanno messo in un angolo l’isteria collettiva che ha coinvolto alcuni Tories e non hanno fatto altro che esser se stessi. Il boomerang del “non votatelo perché musulmano” si è schiantato sugli incisivi dei conservatori dilaniati dal venturo referendum sulla Brexit e dalle lotte intestine per la successione a Cameron. Complimentoni.

Senza ammantare questa elezione di troppi significati simbolici, scappa comunque un sorriso pensando al Califfo che ha visto un musulmano più inglese di molti punk rebel rebel diventare sindaco di Londra. Se i figli degli immigrati non li si chiude nei ghetti ma li si integra, li si fa studiare poi, magari, ti diventano pure sindaci di città come Londra. Che storia, eh?

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