Sindrome da referendum di paese

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Di

Votodi Antonia Bremer

Comincia di prima mattina quando, se una volta prima di uscire di casa controllavi se avevi in borsa portamonete, fazzolettino e telefonino, ora controlli di avere almeno un foglio per la raccolta firme. E giù in strada già dalla prima persona che incontri fai passare una tua lista mentale di persone che, sei sicura, hanno già firmato. Se sei sicura che ha già firmato da una parte tiri un sospiro di sollievo, dall’altra ti dispiace perché non è una firma in più che avresti potuto cogliere al volo.

Se non ha ancora firmato, e tu la conosci, e sai che potrebbe firmare, cominci a classificarla prima con la ragione, e poi con il sentimento. Per esempio, ragione: è del tal partito quindi non firma; sentimento: potrebbe avere un’idea diversa. Oppure, ragione: sua moglie non ha voluto firmare quindi non firma nemmeno lui; sentimento: non mi sembra una coppia stile papagallini inseparabili. E via di seguito.

Premesse mentali che fai nel giro di un nanosecondo dopodiché, se valuti che potresti ottenere la firma, esordisci con un “Buongiorno! Le interessa firmare per il referendum?” e da lì scoprirai come stanno esattamente le cose.

Se la persona non la conosci, da un certo punto di vista è più semplice perché i preliminari mentali selezionano solo gli aspetti fisici e sono privi da pregiudizi dettati da gossip di paese, quindi si limitano a: è troppo giovane, è straniero, è nero, è bianco, è giallo, è residente, non è residente, mai visto, già visto. E, se capisci di avere una qualche speranza, l’esordio sarà: “Buongiorno, mi scusi, lei è cittadino di questo comune?”

E così continua praticamente per tutto il giorno e per 45 giorni. Lasso di tempo che ti permette di diventare un selezionatore di persone e la tua testa si trasforma in una macchina da guerra raccoglitrice di firme. E la selezione presuppone la memorizzazione della persona firmante per evitare che, incontrandola più volte nel giro di questi 45 giorni, tu possa diventare la sua persecutrice o una stalker da firma. In pratica è come giocare a scopa, ma con le persone.

Macchina da guerra che quando va al bar, e ci va per tirare un attimo il fiato e non pensare più a niente, appena entrata, con un colpo d’occhio, ti sa dire quanti dei convenuti hanno già firmato e a quali potrebbe invece chiedere la firma. Essa non vorrebbe farlo ma non può più farne a meno. E se non chiede, sentirà di avere perso un’occasione per ottenere una firma in più. Perché ormai è una drogata da referendum, e l’unico modo e che ha per disintossicarsi è starsene tranquilla in casa alla sera senza incontrare nessuno.

Se non fosse che alla sera le firme le deve contare per sapere a che punto è.

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