Sull’Everest con le infradito ai piedi

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Di

Bertolidella Redazione

Manuele, abbiamo letto la tua recente esternazione in merito ai rimpatri forzati sul Corriere del Ticino. Nella tua intervista parli della costruzione di un muro burocratico che non guarda in faccia alle persone ma si trincera dietro sterili leggi per espellere cittadini stranieri anche se hanno figli con passaporto svizzero. I figli, seppur riconosciuti dai padri, vengono espulsi con la madre nonostante abbiano la nazionalità. Un’aberrazione che tu sembri non tollerare. Però la fregatura, e te lo diciamo fuori dai denti, è che, per quanto tu remi contro, finisci per essere accomunato agli altri quattro e a risultare così connivente. E in questi casi la collegialità risulta quasi una fregatura.

Vedete, qui la collegialità non c’entra. Nel senso che il principio della collegialità stretto dovrebbe indurmi a non parlare di decisioni sulle quali ho posizioni diverse o, peggio, a difendere la decisione della maggioranza. Atteggiamenti che in casi come questi evidentemente non intendo avere. Posso capire che si possa far fatica a comprendere le differenti posizioni all’interno di un Governo, ma qui il problema non è la mia immagine politica, la questione vera e terribile è la separazione dei genitori dai figli. Se fossimo di più in Governo a pensare che si tratta di un’aberrazione queste cose non succederebbero, ma per denunciare questi fatti anche dal di dentro bisogna esserci.

Ma concentriamoci ora. Nell’intervista al Corriere, tu parli di Apartheid: termine forte. Ci ricorda Mandela, lo Stato di polizia, i diritti negati. Non stai esagerando?

Quando un Paese che si vuole civile separa i genitori dai figli solo perché a casa non ci sono abbastanza soldi non credo affatto di stare esagerando. Molti anni fa era normale dare il diritto di voto solo a chi contava economicamente, per censo; non molti anni fa le donne non potevano partecipare alla vita politica in Svizzera e oggi, mentre si fanno parallelamente grandi discorsi sui valori nazionali e sulla famiglia, succede che dei bambini svizzeri possono solo sentire il padre per telefono ogni tanto e vederlo sporadicamente. Non per i casi della vita, ma a seguito di una legge che nega dei diritti se non hai abbastanza soldi. Non sono diritti fondamentali negati questi?

Sicuramente, soprattutto in un’epoca molto attenta ai diritti dei bambini. Preoccupante l’idea della famiglia Skype. Cioé, ci spieghiamo meglio. I rimpatri hanno anche come giustificazione il fatto che le nuove tecnologie permettono al genitore di vedere il figlio tramite Skype o Facetime. Che ne pensi?

Conosco persone che hanno scelto di lavorare Oltralpe in settimana e ritrovano i figli solo nel week end. Ma è una scelta, autonoma e consapevole. Quando è invece lo Stato a imporlo trovo la cosa tristissima e poco civile.

Tu che fai per andare contro a questo sistema di gestire le persone?

Tematizzo la questione con i miei colleghi, che naturalmente preferirebbero non parlarne, perché si rendono conto anche loro della portata di queste decisioni. Non le condivido, non ho la possibilità di cambiarle, ma è importante che l’aberrazione di questo sistema continui ad essere discussa e ridiscussa, dentro e fuori dal Governo: solo così si può immaginare di modificare le cose.

L’impressione è che si stia andando verso una china dove troveremo solo muri, egoismo e aridità. Perché vediamo sempre lo straniero come un problema invece che come un’opportunità?

Probabilmente per paura, una paura spesso indotta e ingigantita per tornaconto elettorale. L’involuzione attuale nega oltretutto le nostre radici culturali, quelle dell’illuminismo e quelle che vengono dal cristianesimo.

Manuele, essere socialisti in governo oggi ci sembra sia peggio che fare lo spartano alle Termopili. Finisci sempre sconfitto e non ti becchi nemmeno gli onori?

Nel mondo di oggi, fatto di molta comunicazione spicciola, spesso agli onori c’è più l’aria fritta che la sostanza. In questi 5 anni di Governo ho potuto far passare una legge sulla cultura, dare una legge agli aiuti allo studio, che prima dipendevano dalle decisioni di tre persone, tematizzato la necessità di riformare la scuola dell’obbligo, aiutare la nostra università a costruire la Facoltà di scienze biomediche ecc. Non sono cose venute da sole e scontate. Certo che in minoranza il margine di manovra non è ampissimo. Lo stesso hanno fatto prima di me Patrizia Pesenti e Pietro Martinelli, per citare gli ultimi due, con riforme importanti promosse e poi realizzate nel campo sociale, tutte cose che oggi sono date per scontate e acquisite. A chi a sinistra arriccia il naso, parafrasando Derek Bock, vorrei dire: se credete che una presenza socialista in Consiglio di Stato non serva, provate con un Governo interamente di destra.

Mi verrebbe comunque da dirti: se spesso le questioni, anche quelle che ti stanno a cuore finiscono 4 a 1 ha ancora senso stare in governo? Non sarebbe meglio, e qui cito un antico dilemma socialista, passare all’opposizione?

È una scelta possibile, ma allora bisognerebbe mettere in conto l’idea secondo cui ci si presenterà alle elezioni solo quando avremo la ragionevole opportunità di ritornare in Governo con almeno tre seggi e fare maggioranza, sperando poi di averne almeno 46 anche in Gran Consiglio. Un’ipotesi che ha tante possibilità di avverarsi quanto una mia conquista della vetta dell’Everest con delle infradito ai piedi. Nel frattempo, mentre potremmo bearci della nostra bella coerenza, per la popolazione, soprattutto per chi ha meno mezzi, per i servizi, per la scuola, le cose non potranno che andare peggio. Se la nostra funzione è di badare agli interessi dei più deboli e all’equità credo che star fuori da tutto sia una prospettiva narcisista e cinica, perché nei fatti negheremmo tale funzione.

Inoltre, corrisponde al vero che in taluni casi il Governo è invece passato sopra le leggi per permettere a cittadini benestanti di avere del personale straniero?

Non posso svelare cose riservate, ma non è falso dire che quando c’è la convenienza economica il margine di discrezionalità del Governo viene usato.

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