“Trattata da criminale senza motivo: è perché sono di origine straniera?”

Di

Poliziottodella Redazione

Samah è una solare donna svizzera, di origine egiziana: oltre ad essere una brava insegnante di danza orientale, è un’artista di fama internazionale nel campo delle danze popolari, molto impegnata nel sostegno alla scolarizzazione in Egitto attraverso numerose iniziative da lei promosse. Samah pochi giorni fa è stata vittima di un caso di palese mancanza di rispetto, se non di esplicito abuso di autorità, da parte delle forze dell’ordine. E racconta a noi del GAS la sua storia.

Samah, cos’è successo?

Stavo accompagnando un amico alla stazione di Melide, il mio paese, ed essendo molto vicina a casa mia e dovendo star via per poco tempo sono uscita senza né borsa né documenti, non ho preso neanche il telefonino: pensate, ho anche lasciato casa aperta, tanto poco avevo in programma di star via!

E invece com’è andata?

Alla stazione sono stata avvicinata da 4 ragazzi africani, che ho scoperto essere somali: avevano bisogno di fare una telefonata, ma non avendo con me il telefonino, come ho detto prima, e volendo comunque aiutarli dato che li ho visti in difficoltà, mi sono offerta di portare con me uno di loro per andare a prendere il mio telefono e farli chiamare: quindi sono andata a casa, il ragazzo ha aspettato in macchina che io scendessi col telefono, ha fatto la telefonata e inviato un messaggio, quindi l’ho riaccompagnato in stazione: mi ha ringraziato e benedetto in mille modi, mi son sentita davvero felice di averlo aiutato.

Ma il gesto di aiuto a quanto pare non ha avuto conseguenze fortunate, giusto?

Esatto. Appena fuori dalla stazione, vedo dietro di me un furgone blu, che mi si accoda e accende la sirena: pensando che volessero solo passare, ho accostato. A quel punto, il mezzo mi blocca la strada e mi rendo conto che si tratta di un agente delle guardie di confine, che scende e mi chiede in modo parecchio sgarbato di mostrargli i documenti: ho risposto che non li avevo, perché li avevo lasciati a casa, ma che se voleva arrivare a casa mia con me glieli avrei mostrati. La risposta che ho avuto è stata “Semmai è lei che viene con me”. A quel punto ho spiegato la situazione, che avevo solo accompagnato quel ragazzo per una telefonata, che abito a pochi passi da lì, mostro il telefono con i numeri chiamati da lui e il messaggio inviato, e l’agente senza una parola mi ha preso il telefono di mano mettendoselo in tasca, intimandomi di seguirlo per un controllo.

In tasca? Senza nessuna spiegazione? E come ha reagito?

Beh sul momento son rimasta basita, quasi con un sorriso data l’assurdità della situazione: mi ha chiesto le mie generalità, e per un attimo ho pensato di presentarmi col cognome da sposata, ticinese… ma poi ho detto a me stessa che non era giusto, che non avevo fatto niente per cui essere accusata, e che non avevo nessun motivo di mascherare le mie origini straniere. Anzi, pensate, mi è anche scappata l’H molto aspirata sul mio nome, secondo la fonetica araba, cosa che in genere evito dato che non è un suono comune in italiano [E qui a Samah scappa un sorriso..] Poi son salita in macchina, e la guardia, che per inciso si è tenuta il mio telefono in tasca, mi ha praticamente tallonato fino alla stazione.

E quindi siete tornati in stazione. E a quel punto cosa è accaduto?

Arrivati in stazione, la guardia di confine mi ha indicato un gradino per terra, in mezzo alla strada, intimandomi di sedermi là. In un luogo pubblico, per terra!

E lei hai obbedito?

Neanche per sogno! Gli ho detto che non mi sarei seduta là per terra, e lui ha incalzato, con tono sprezzante e arrogante, come se avesse davanti chissà quale criminale: “Le ho detto di sedersi!”, mi ha urlato. Mi sono rifiutata ancora, dicendogli che non avevo nessun obbligo di sedermi su quello scalino e che l’avrei aspettato là, e sbuffando e borbottando mi dice “Va bene, basta che non scappa!” Non sapevo sinceramente che dire, mi scappava da ridere per l’assurdità della situazione, ma al tempo stesso sentivo montare dentro un senso di indignazione per un trattamento simile, senza che io avessi fatto assolutamente niente!

Cos’ha fatto a quel punto l’agente della guardia di confine?

Ha raggiunto un suo collega che stava interrogando i 4 ragazzi poi, quest’ultimo, molto più garbato dell’altro, torna indietro, mi ridà il telefono e mi dice che loro hanno detto che ero stata io a portarli lì in stazione dall’Italia: ho detto che non era vero, ho ripetuto la mia storia, facendo notare che probabilmente, non parlando italiano e riuscendo ad esprimersi solo in un inglese molto stentato, non si erano spiegati bene; a quel punto l’agente, non avendo io con me i documenti, ha la buona idea di chiedermi la carta grigia dell’auto, non mancando peraltro di perquisire anche l’automobile, chiaramente in mezzo alla strada e davanti ai miei compaesani, che ben mi conoscono. Verificato quello che c’era da verificare (ovvero nulla, dato che non avevo fatto niente), e giunta sul posto anche la polizia cantonale, l’equivoco veniva chiarito e mi lasciavano andare. Ovviamente non ho ricevuto nessun tipo di scuse, solo giustificazioni vaghe.

Come si è sentita, cosa ha pensato di questa disavventura?

Sinceramente, in quel momento la situazione era talmente paradossale che quasi mi mettevo a ridere, ma ho pensato a cosa sarebbe successo se ci fosse stata una persona più nervosa, suscettibile, o semplicemente spaventata al mio posto, e come avrebbe potuto reagire male a un atteggiamento tanto sprezzante e arrogante da parte dell’agente, sentendosi trattare come una criminale: è facile poi prendersela con gli stranieri, quando una persona viene fatta oggetto di un simile trattamento senza nessun motivo, o peggio, solo perché ha la pelle un po’ più scura. E magari protesta per far sentire le sue ragioni, e viene trattata ancora peggio: è così che si alimenta la violenza! Io ho rispetto delle forze dell’ordine, ma penso che simili atteggiamenti siano del tutto inaccettabili in un ordinamento democratico: soprattutto, mi sembra assurdo che si venga accusati di chissà cosa solo perché si è andati in aiuto di qualcuno in difficoltà. Ma davvero siamo arrivati al punto che fare un gesto di cortesia verso qualcuno meno fortunato viene scambiato per atteggiamento sospetto, quasi complicità in chissà quale crimine?

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!