Anatomia di un reato razzista

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Di

Donatello Poggidi Giuseppe Z.

Donatello Poggi è stato condannato. Ora è ufficialmente razzista a sensi dell’art. 261bis del Codice penale (Discriminazione razziale).

La difesa di Poggi la abbiamo letta sui media nel giugno del 2015. “Nel novembre del 2012 scrissi una lettera a proposito della cittadina bosniaca di Srebrenica descrivendo tutte le incongruenze e la disinformazione portata avanti dalla stampa occidentale.  Il mio scritto non presentava nessuna dichiarazione razzista o diffamatoria nei confronti della comunità musulmana nel paese balcanico ma mettevo semplicemente in dubbio la versione ufficiale secondo cui vi fu ‘genocidio’ da parte dei serbi ortodossi“. Continua poi dicendo che “ho semplicemente spiegato il mio punto di vista a proposito degli eventi appena descritti senza fare considerazioni a proposito di razza o di etnia”. Non contento, porta avanti il lungo sproloquio issandosi, grazie a vari esempi, a paladino dell’incoerenza bellica occidentale, concludendo infine: “La storia prova che gli eventi dalla fine del blocco sovietico ad oggi, in particolare le guerre ‘preventive’ portate avanti dalla NATO non sono state altro che una scusa per espandere l’influenza occidentale senza prendere in minima considerazione la sorte di milioni di persone”.

Questo è il leghismo, signore e signori, il potpourri delle idee finalizzando a nascondere la banalità del male. C’erano i morti bosniaci, trucidati solo perché bosniaci, che guardavano le parole di Poggi scuotendo il capo, chiedendosi come fosse possibile che ancora qualcuno potesse “mettere in dubbio la versione ufficiale secondo cui vi fu genocidio”.

Poggi per difendersi ha cercato di cavillare. Va riconosciuto: “l’art. 261bis capoverso 4 seconda frase” è scritto male, se non malissimo. Si dice che è condannabile per negazionismo solo chi lo disconosce “per la razza, etnia o religione del gruppo di persone” trucidato. Quel “per” sta a significare, secondo i giuristi, che deve esserci il “movente” razzista. E quindi ecco Poggi a sostenere che le sue erano parole tecniche, mica razziste. Non c’era il movente, insomma. Per fortuna è stato Rehberg, professore a Zurigo, a spiegarci che negare un genocidio completamente riconosciuto dalla Storia e dalle istanze internazionali (e considerate quante migliaia di ore di dibattiti e processi sono state spese per arrivare a questa consapevolezza) è semplicemente sinonimo di razzismo. Se non si vuole fare discriminazione razziale, non c’è bisogno di negare il genocidio. Mentre Poggi lo ha fatto. Siamo felici che Tuoni e Quadri lo abbiano riconosciuto. È un segno di civiltà.

Quella stessa civiltà che nega la Lega, ma soprattutto che nega l’UDC (di cui il ministro della giustizia ticinese Norman Gobbi fa parte). Non ci dimenticheremo mai, infatti, quando Blocher nell’ottobre del 2006, nella sua veste di ministro della Giustizia elvetico, andò nella Turchia di Erdogan a dire che l’articolo sul razzismo andava eliminato.

Blocher tirato giù e Donatello condannato. Sì, è stato un buon giorno per la democrazia elvetica.

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