Boris c’ha poi ragione

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Eh sì, duole dirlo, ma il Boris stavolta è più coerente del ministro Zali: “La LEGA deve tornare a fare la LEGA (…) Le targhe alterne lasciamole ai verdi, almeno fino a quando non vedremo gli effetti positivi di Alptransit”.

Boris per pararsi il culo conclude: “P.S non si tratta di sfiducia verso Claudio Zali, visto che è risaputo che sono stato io tra i pochi a volerlo come consigliere di Stato nel 2013 (dopo il compianto Michele Barra) e che come tutti sanno l’ho sempre sostenuto.”

Sarà, ma se non è sfiducia l’appello via social ha una valenza seria, perché è equivalente a un comunicato sui media e dunque a una pressione impropria. Nel senso che se vuoi discutere con uno dei tuoi, gli telefoni. Se lo fai tramite social, sai che i tuoi commenti verranno ripresi, e la cosa suona più come un avvertimento. In un partito compatto come la Lega, abituato a farsi fuori i panni sporchi in casa, è perlomeno una sberlotta sul coppino.

E Boris ha ragione. Perché la Lega, quella antiradar, quella contro il far cassetta sulla pelle dell’automobilista, quella della carovana della libertà, quella contraria (fino all’arrivo di Zali) alla tassa sul sacco, non ha mai avuto una sensibilità ambientale. Basti ricordare cosa ha combinato Borradori in 12 anni, e cioè praticamente nulla per favorire l’ambiente, per non parlare del Nano e accoliti, per cui il verde era solo un’opportunità per costruirci sopra. O ricordare come veniva sbeffeggiato Mario Camani per il divieto di fuochi all’aperto. Ma che significa questo?

Zali, come fanno molti ministri, una volta eletto si scorda il partito e va avanti per i cavoli suoi, forte dei voti presi. Di solito funziona, e il partito si deve tenere le pive nel sacco. Il Consigliere non sarà molto amato in Via Monte Boglia ma ha il suo zoccolo duro. Il corso dipenderà da quanto è in grado il partito di fare pressione su Zali per fargli cambiare rotta.

Il ministro leghista, appassionato di rally, fa però decisamente il suo lavoro, cercando di migliorare la qualità dell’aria. Fatto sta che raccoglie consensi soprattutto tra i verdi e, nonostante il buffetto di Boris, anche tra i leghisti, che votano i loro ministri di default, senza curarsi poi in realtà di quanto facciano. Ripetiamo, Borradori ne è l’esempio: il ragazzo simpatico dal sorriso ammiccante, gentile e piacione, che però in 12 anni non ha mosso quasi una paglia al Territorio.

Insomma, se Gobbi è in linea coi colonnelli, Zali sembra decisamente deciso a seguire la sua strada, fregandosene del Boris e di chi gli dice che fare. Che succederà? Stiamo a guardare con curiosità, convinti che il ministro Zali non abbia esaurito le sorprese.

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