Boris e gli pseudoleghisti

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Di

bignasca borisdi Corrado Mordasini

Incresciosi fatti succedono nella nostra terra. Negli ultimi anni vediamo emergere una schiuma, come quella nei canali di scolo, o nelle rogge. Quella schiuma che ti fa pensare che c’è qualcosa che non va, che il riale è inquinato.

E il riale non è inquinato dagli immigrati o dagli asilanti, una percentuale infima della popolazione. A insozzare le nostre chiare, fresche dolci acque, sono i razzisti. Ma sì, diciamo questa parola senza paura. Razzisti!

Il problema non è poi tanto il razzista in sé, come la signora Sartori che si preoccupa del pesce che porterà in tavola e che si è ingozzato di migranti, o Donatello Poggi a processo per revisionismo. Il problema sono queste persone in quanto gruppo, in quanto schiera. Sartori e Poggi sono in fondo solo la punta dell’iceberg. Persone con evidenti carenze di empatia e con una rabbia da sfogare che mette i brividi. Basta scorrere i commenti sotto il post della signora per capire che il suo pensiero non solo non è solitario, ma addirittura non crea, nei suoi amici, nemmeno l’ipotesi di qualcosa di sbagliato.

Boris Bignasca scrive, per smarcarsi dalla Sartori, che questi sono “pseudoleghisti”. Perché Boris, come sono i leghisti veri? Non facciamo gli ipocriti. Per rimanere nelle metafore ittiche, voi questa gente l’avete allevata e pasturata e la vasca di avannotti adesso contiene dei trotoni da tre chili e lunghi 50 centimetri. Predatrici fameliche dagli occhi vitrei, senza sentimenti, con la sola idea di abbuffarsi.

Tu, Quadri, Robbiani, D’Errico, spargete violenza e astio nei confronti dei meno fortunati. Ho letto articoli da fare accapponare la pelle, volti solo a montare come panna i vostri elettori, quei disgraziati, non tutti per fortuna, che si sentono appagati solo quando possono prendersela con qualcuno di più sfigato di loro.

Eppure Boris Bignasca si smarca. Questo è troppo anche per lui. La Sartori poi, con le sue patetiche scuse, ha superato quei limiti che anche i domatori leghisti non reggono, o perlomeno il Boris. Dubitiamo fortemente che sentiremo anche solo un fiato da Lorenzo Quadri, probabilmente troppo impegnato ad essere assente da Berna per prendere posizione.

Ah, tra l’altro, Boris Bignasca ha cancellato prontamente tutti i commenti negativi arrivati sulla sua pagina (vedi print screen nella gallery in fondo). Dissentire sì, ma difendersi, sapendo da dove viene lo spunto per oscenità del genere, è un’altra cosa.

Oggi è ora di muoversi. Oggi, non domani o dopo, è ora che la società civile e politica dica basta a queste schifezze, a questa violenza. È ora che chi, giustamente, si indigna come Giovanna Viscardi, Giorgio Fonio, Natalia Micocci, Fiorenzo Dadò, quelle forze che sembrano sane, si ribellino insieme a un modo di fare che ha trascinato il nostro povero Cantone in balia di questi sciacalli addestrati.

Facciamolo prima che si mangino tutta la carcassa. Oggi. Dopo sarà tardi.

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