Cari Pinoja e Righinetti: basta, non siamo fessi

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Di

pinoja 2di Bruno Samaden

Gabriele Pinoja e Gianni Righinetti dovrebbero capire che l’uso della propaganda in politica va bene, ma dovrebbe avere dei limiti: tipo fermarsi prima di prenderci tutti liberamente per fessi. L’iniziativa UDC “Prima i nostri” e il suo presunto obiettivo, cioè dar precedenza ai noss gent, sono già stati rasi al suolo da Fabrizio Sirica pochi giorni fa (http://www.ticinolibero.ch/3200-franchi-al-mese-ma-prima-ai-nostri/) e da chiunque abbia capito che non serve a un bel niente facilitare l’assunzione di manodopera residente se poi vengono loro offerti salari da fame.

Però, caro Pinoja, almeno un po’ di onestà intellettuale. Hai di fronte Gianni Righinetti e vabeh, più che a concedere un’intervista che sarà letta da tutto il cantone ti sembra di essere al bar con un vecchio amico. Ma se ti viene chiesto delle misure d’accompagnamento alla libera circolazione non puoi rispondere: “Parole, parole, parole, cantava Mina. Da troppi anni si parla di un rafforzamento delle misure di accompagnamento, ma ciò non avviene. Potrei portare molti esempi. Le cose stanno esattamente come al momento dell’applicazione degli accordi bilaterali. La differenza invece la troviamo con più disoccupati in Ticino e con delle avvisaglie a medio termine preoccupanti”. Questa è una presa per il culo bella e buona. Un giornalista serio e preparato avrebbe rispolverato la vecchia regola della professione: è la seconda domanda quella che conta, non la prima. Quindi, trovandosi davanti una risposta del genere, un giornalista serio e preparato avrebbe ribattuto: “Ma scusi, è l’UDC a bocciare ogni rafforzamento delle misure d’accompagnamento! Come fa a dire che sono troppi anni che non si fa nulla?” Invece no, niente, zero: tanto è sempre colpa di altri, mica di Lega e UDC.

Questa iniziativa e l’intervista sdraiata al suo primo firmatario sono la dimostrazione pratica di come alla Destra della difesa dei nostri posti di lavoro non interessi assolutamente nulla. La confusione nell’UDC sull’applicazione del 9 febbraio regna sovrana, con addirittura Blocher e figlia in disaccordo. Da noi in Ticino il padronato si vede arrivare in votazione un’iniziativa che darebbe precedenza ai nostri disoccupati ma che non gli impedisce di continuare a offrire stipendi con cui non si arriva neanche a pagare affitto e cassa malati.

In tutto questo bel quadretto, sarebbe il minimo aspettarsi un’informazione onesta, documentata sui dossier, che faccia interviste mettendo davanti alle proprie responsabilità chi da anni prende in giro il popolo con menzogne e false promesse. Evidentemente il Corriere del Ticino non ha questo concetto di informazione. Era in fondo Fabio Pontiggia a scrivere, in merito ai Panama Papers, che quel tipo di giornalismo d’inchiesta non gli piace.

Si capiscono tante cose.

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