Colpiamoli ora che sono morenti

Di

galeazzi tizianodi Corrado Mordasini

“Momento storico come la fine della Seconda guerra mondiale. Colpiamoli ora che sono morenti!»” Tiziano Galeazzi, esponente UDC, preso dall’euforia ha forse, diciamo forse, perso un po’ il senso della misura. O forse, in balia degli Europei, ha gestito le sue emozioni colorate dal tifo calcistico.

 Parlare di Brexit come momento equivalente alla fine della Seconda guerra mondiale è come paragonare la nazionale del Brasile di Pelè al raggruppamento GOAL di Lumino-Arbedo-Gorduno. Dopo 50 milioni di morti, l’Europa ferita creò le Nazioni Unite, qui invece si festeggia una disgregazione. Poco elegante parlare di colpire i morenti. L’Europa sarà anche un grumo di burocrazia idiota, ma incarna dei valori che non sono mai esistiti nella casa di Galeazzi e dell’UDC. E il fatto che a gioire siano soprattutto le destre isolazioniste e xenofobe, da Salvini a Le Pen, dovrebbe fare riflettere.

Brexit, in fondo, non è il punto centrale. Burocrazia a parte, che Europa vogliamo davvero? Perché in Europa, volenti o nolenti, ci siamo. I movimenti nazionalisti e razzisti, in fondo, portano a dividere gli stati, a chiudersi a riccio, a riportare l’Europa proprio a uno stato “pre-bellico” con tutti gli strascichi che questa situazione comporta. Perché le guerre non nascono quando tutti puntano a un bene comune, ma quando ognuno guarda il suo orticello e pensa al proprio spazio vitale. Chi si illude che una guerra in Europa non ci potrebbe mai più avere luogo è un povero illuso. Continuiamo ad allontanarci come satelliti nello spazio, fomentiamo odio e astio nei confronti dei vicini: non solo degli immigrati, ma anche degli altri europei. Vantiamo la nostra superiorità inetllettuale e di popolo sugli altri, e le premesse ci sono tutte.

Poi Galeazzi potrà gioire per il presunto abbattimento dell’UE. Anche l’abbattimento del Muro di Berlino è stato una gioia. La fine del comunismo, che si è trascinato dietro le guarre della ex Jugoslavia, dando il La a genocidi che credevamo relegati nelle nebbie della storia. Gioire per lo sfascio è da sciocchi.

Pensare a un cambiamento, a una modifica figlia di ripensamenti può essere un ottimo percorso, ma gioire solo per lo sfascio no. È nichilista, senza senso, è terribilmente partigiano di un pensiero che non mira a un futuro ma si arrocca su un torbido passato. Alzare le bandierine rossocrociate come se l’uscita del Regno Unito, con tutte le sue lacerazioni con Irlanda del Nord e Scozia, è una cosa senza senso, come se ci fosse un merito nostro in tutto ciò.

Staremo a vedere, da persone sensate, quello che succede, senza augurarci che succeda qualcosa di brutto, ma sperando che tutto migliori: la situazione del Regno Unito e quella dell’Europa.

Voltaire, uno dei padri dell’Europa illuminista, parlava contro la superstizione e il fanatismo per promuovere tolleranza e giustizia. Direi che oggi le destre xenofobe e acchiappavoti hanno fatto strame non solo di tolleranza e giustizia ma anche di lealtà e onestà intellettuali. Uno dei dettami della retorica è non abusare delle citazioni, ma qui, visto il discorso forse ci sta, diceva Victor Hugo, un altro grande pensatore:

“Rappresento un partito che non esiste ancora, il partito Rivoluzione-Civilizzazione. Questo partito farà il ventesimo secolo. Nasceranno prima gli Stati Uniti d’Europa, poi gli Stati Uniti del Mondo.”

Povero Victor…

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