Essere froci a Orlando

Di

Gay Orlandodi Corrado Mordasini

La California è uno stato liberale. Le battaglie di Harvey Milk a S. Francisco, hanno permesso ai gay di fare un balzo in avanti nell’immaginario collettivo. Nonostante tutto Milk, nel 1978, venne anche lui assassinato. Non da un estremista islamico, ma da un altro estremista, un ex consigliere comunale omofobo, Dan White. A 38 anni di distanza, è invece la Florida ad accogliere il peggior eccidio dal disastro delle Torri Gemelle. 50 persone, in un bar per gay, falciate da un estremista di origine afghane.

Vi ricordate “Il senso di Smilla per la neve”, il romanzo di Peter Hoeg? Smilla raccontava che gli inuit avevano 50 nomi per definire la neve. Perché per loro la neve è importante. La nostra società ha un sacco di nomi per chiamare i gay: frocio, checca, culattone, invertito, finocchio, ricchione, rottinculo… Sono importanti? Sì, nel senso che sono ancora un’ossessione per buona parte della nostra società.

Qui l’America c’entra poco. Armi o non armi, la strage di Orlando, patria di Disneyworld, è prima di tutto un’artigliata di rabbia nei confronti degli omosessuali, un urlo belluino nei confronti di coloro che traviano la società e che attaccano la loro malattia ai nostri figli, che minano la famiglia di Dio alle fondamenta. Domandatevi infatti quanti elettori repubblicani o seguaci di Trump invece di inorridire si saranno beati per l’ecatombe divina. Che poi a farla sia stato il Dio di qualcun altro probabilmente poco importa. Gente figlia dello stesso astio che da noi gioisce per la morte degli immigrati nel mare nostrum.

Ma il cammino degli omosessuali, anche se costellato di successi negli ultimi anni, sembra sempre ricordare il calvario di un Dio-gambero, che fa un passo avanti e due indietro. Perché buona parte dell’America statunitense è profondamente omofoba, ben più omofoba di altri Paesi occidentali. Sono 17 infatti gli stati federali in cui esistono ancora leggi omofobe contro la “sodomia” e gli “atti contro natura”. Leggi che in buona parte dei casi prevedono pene anche superiori a dieci anni di carcere e lavori forzati. Possiamo dare la colpa all’ISIS, all’afghano terrorista, ma non meno colpa ha quel Midwest retrogrado e farcito di cristianesimo biblico, che ragiona ancora con la legge del taglione.

Da noi è un po’ meglio? Forse, ma ancora nella vicina Italia, poco tempo fa, un parroco del cagliaritano, Don Massimiliano Pusceddu, tuonava dall’altare:

“L’uomo ha iniziato ad accoppiarsi con l’uomo e la donna con la donna, così Dio li ha abbandonati a passioni infami. Sono colmi di ingiustizia, omicidio, malignità e sono nemici di Dio. Pur conoscendo il giudizio di Dio, gli autori di tali cose meritano la morte, non solo le commettono, ma approvano chi le fa.”

Queste aberrazioni di pensiero creano una strada lastricata di sangue fino ad Orlando, perché siamo tutti colpevoli. Tanto lo sparatore, quanto chi ha armato la sua mano, e non sono sicuro che sia solo l’ISIS.

E questa gente potrà festeggiare oggi 50 froci di meno sulla Terra.

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