Essere “jugo” non è più di moda

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Di

razzismodi Corrado Mordasini

Bei tempi, quelli in cui i nostri amici balcanici, dove balcanico è inteso come quella sterminata etnia che risiede fra Trieste e Istambul, almeno per il ticinese medio avevano la palma dei più detestati. Insomma, si poteva andare orgogliosi, era sufficiente avere un cognome che finiva in “ic” per avere la quasi certezza della discriminazione: per avere una casa in affitto, un lavoro o, nel caso di decennale residenza, un passaporto rossocrociato.

Oggi, purtroppo, gli abitanti della ex Jugoslavia, Bosniaci, Croati, Serbi, Montenegrini, ma anche Albanesi e Macedoni devono cedere la palma ai neri. Anzi, sono solo terzi, perché il musulmano mantiene sempre una decorosa seconda posizione. D’altronde si sa che gli africani a livello agonistico sono sempre tra i migliori. Infatti, secondo l’Osservatorio federale del razzismo e la rete di consulenza per le vittime del razzismo, le discriminazioni nei confronti degli stranieri hanno questa graduatoria:

Primi: senza tema di essere insidiati, i neri, che vedono premiata la loro costanza nel fuggire da casa propria riuscendo a farsi odiare senza difficoltà con un buon 25%. Bisogna ammettere che sono avvantaggiati dalla pelle. Se infatti un balcanico può essere individuato solo eventualmente dall’abuso nell’utilizzo di tute da ginnastica, l’africano è platealmente riconoscibile come un girasole in un campo di papaveri. Difficile insidiarne il primato. Ci riuscirono solo gli ebrei nella Seconda guerra mondiale.

Secondi: ma senza onta, attaccati infatti di un’incollatura ai vituperati neri, i musulmani. Non stupisce, visto il clima favorevole all’odio anti islamico, questo secondo posto più che meritato. Un 22% per i figli del deserto.

Terzi: con purtroppo solo il 6% i balcanici, che pagano i loro disperati tentativi di integrarsi con un calo di odio notevole, di certo però anche aiutati dallo specchietto per le allodole islamico, che distoglie l’attenzione da i loro sforzi per mantenere la posizione.

Una gara emozionante, che però lascia poche sorprese. Il clima agonistico, favorito da Lega, UDC e compagnia, crea le affascinanti premesse per mantenere questa simpatica tradizione montanara dell’odio verso lo straniero. Speriamo col tempo di veder emergere altre meritevoli categorie che oggi, purtroppo, raccolgono solo pochi punti percentuali. Chissà che un domani gli ebrei, che hanno avuto il loro momento di gloria in passato, non riescano a scalare la classifica. Oppure che con un colpo di reni, Jenisch e Rom non riescano a mettere in pericolo perlomeno il bronzo dei balcanici.

Ci si risente l’anno prossimo per emozionarci di nuovo con i risultati dell’odio casalingo.

http://www.ekr.admin.ch/pdf/rassismusbericht_2015_web_i.pdf

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