Giù le mani dalla nostra Nazionale

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Di

svizzera nazionaledi Bruno Samaden

Che Fabio Regazzi gufi o no la nazionale italiana prima ancora di preoccuparsi di quella svizzera, o che prima della partita contro l’Albania di ieri fosse così preoccupato che alcuni nostri giocatori “non tirassero indietro la gamba” perché naturalizzati, non ce ne può fregare di meno. In teoria non potrebbe fregarcene di meno nemmeno che personaggi folkloristici con un seguito ancor più folkloristico come Alessandra Noseda tirino in ballo ipotesi di schieramento in fantomatiche guerre di religione tra Svizzera e Albania. Però due cose van dette.

Qualcuno di questi ignoranti (non è un insulto, è una definizione) è riuscito a scrivere che Petkovic potrebbe affidarsi al centro asilanti di Losone, che una nazionale di naturalizzati non la tifa. Gente che con un italiano a dir poco traballante ha da ridire sui naturalizzati farebbe sbellicare dalle risate in qualunque angolo del mondo, ma da noi viene considerata “opinione pubblica”. Semplicemente, e altrettanto drammaticamente, perché non giriamoci attorno: questo pensiero è diffuso. Il Consigliere nazionale democentrista Marco Chiesa qualche tempo fa sbottò contro i calciatori naturalizzati che non cantano l’inno: ebbene, non lo ha cantato Federer, non l’ha cantato Cancellara, gli hockeysti svizzeri di Lugano e Berna inquadrati a cantar l’inno prima di ogni partita della finale son stati pochi pochissimi. Ma tant’è, mica son naturalizzati: questi geni la risolvono citando il Sommo poeta ticinese, un bell’“Adess a ghé scià l’negro” e son contenti.

A gente così è inutile parlare di sociologia, mondo che cambia, interconnessioni, evoluzione dei rapporti, dei movimenti, di geopolitica. Gente che a malapena sa trovarsi il naso sulla faccia non la porti a ragionare così, ma con un esempio più terra terra: durante tutta la partita contro l’Albania i nostri Xhaka, Shaqiri, Behrami e Dzemaili sono stati sonoramente fischiati dal pubblico albanese ogni volta che hanno toccato il pallone, per 90 minuti. Perché, secondo voi? Semplice: perché quando hanno dovuto scegliere con che nazionale giocare, hanno deciso di onorare del loro sudore e del loro talento il Paese che li ha accolti, che gli ha dato una possibilità. Sono stati sommersi dai fischi perché sul petto avevano la bandiera svizzera, che rappresentano orgogliosi in Europa e nel mondo.

Domanda finale: è più patriota uno che chiama “balivo” chiunque abiti oltre Gottardo o un ragazzone di origine albanese che sputa fiato e sudore rappresentando il Paese che l’ha accolto?

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