Guardala qui, la privatizzazione del Beltra!

Di

Beltra Salutedi Corrado Mordasini

Ottima inchiesta del Caffé che, oltre ad essere un giornale di gossip, sessuologhe e sanguinacci, a volte infila delle inchieste decisamente ben fatte. Questa, a firma di Patrizia Guenzi, è una di quelle.

Ricordando che nell’ultima votazione sulla pianificazione ospedaliera i ticinesi sono stati abbastanza furbi da non farsi infinocchiare di nuovo, ci domandiamo che sarebbe successo in termini di voti se una bomba così fosse uscita a due settimane dall’appuntamento alle urne.

Ma ricordiamo anche quello che ci diceva Beltraminelli, nostro ministro della salute, per convincerci a votare Sì alla sua pianificazione, che avrebbe stretto e blindato ancora di più i rapporti col privato, che in Ticino raggiunge già il 40% dell’offerta ospedaliera. Si sarebbe dovuto concentrare tutto per migliorare l’eccellenza del servizio, seguendo la logica che più pazienti con lo stesso problema attirano più medici che quel problema possono risolverlo e diventare così dei migliori specialisti. Beltraminelli si preoccupava anche che, non stringendo patti col privato, i nostri pazienti sarebbero scappati oltralpe.

Mentre lui faceva questi bei ragionamenti, il settore privato che lui e il PPD difendono tanto e che in Ticino già si pappa quasi metà della torta, si era, per così dire, portato avanti col lavoro. Secondo le informazioni del Caffé, mentre noi discutevamo, un accordo tra la Clinica Moncucco e il gruppo Hirslanden vedeva la luce in una greppia tra il bue e l’asinello.

In sostanza, la Moncucco funge da sportello per pazienti cardiopatici che poi andranno a farsi operare in Svizzera interna presso i centri Hirslander. Promotori i cardiologi Roberto Tartini e Francesco Siclari, ex primario per 15 anni del Cardiocentro di Lugano, istituto privato pagato anche coi soldi dello Stato. Istituto che, ricordiamo sempre, operava il 30% in più di pazienti rispetto alla media confederata.

Sempre secondo il Caffé, un quarto degli 80 mila pazienti della Hirslanden provengono dal Ticino, alla faccia delle nostre eccellenze. “Evitiamo che il miglior ospedale del Ticino torni ad essere il treno per Zurigo”, diceva il Beltra per convincerci a firmare il patto col diavolo. Per fortuna i ticinesi, nelle loro leggende, patti col Diavolo ne hanno visti parecchi e il furbo contadino la spuntava sempre sul nemico cornuto.

Ma chi sono quelli di Hirslanden?

Un gruppo con 16 cliniche sparse in 11 cantoni, 4 centri medici, 14 istituti radiologici e 4 di radioterapia, per 2’000 medici e 8’750 tra infermieri e collaboratori. E noi spendiamo, per un paziente a Zurigo, per esempio, una tariffa doppia, finanziando i nostri ospedali in Ticino e pagando il ricovero a Zurigo.

La sfida di domani è questa. E alla guida del dipartimento della sanità, scippato ai socialisti, quelli che statalizzano tutto, c’è adesso Beltraminelli, una persona, ad essere gentili, totalmente inadeguata alla competizione che si è creata negli ultimi anni per accaparrarsi i malati, un bacino di soldoni che fa gola a molti. Questo siamo ormai per il privato. Grasse mucche malaticce da curare a suon di dobloni. Caro ticinese, vuoi la garanzia che non si lucri sulla tua pelle? Forse col pubblico non ce l’hai, è vero, ma col privato è una certezza.

Una cosa mi incuriosisce. Da noi, si sono mai fatte delle statistiche serie paragonando non i servizi, ma il tipo di degenza tra pubblico e privato? Nell’ottica, appunto, di quella statistica di anni fa che diceva che il Cardiocentro operava il 30% di pazienti in più, qualcuno ha fatto qualcosa? Caro Beltra, esiste un organismo che reagisce a informazioni del genere? O tutto rimane così? Per esempio, da statistiche italiane, si desume un fatto abbastanza agghiacciante. Se un paziente del pubblico ha il 40% circa di probabilità di morire a casa propria, per il privato il dato crolla al 20%. Non vogliamo essere maligni, ma un paziente in ospedale rende, a casa sua no. E in Svizzera? Beltra, non pensi che un monitoraggio andrebbe fatto?

Ci domandiamo dov’è Beltraminelli quando il privato ci soffia i pazienti da sotto il naso.

Ci domandiamo dov’è Beltraminelli quando deve informarci sulle differenze tra pubblico e privato.

Ci domandiamo dov’è Beltraminelli quando dovrebbe monitorare la qualità delle nostre cure.

Ci domandiamo dov’è Beltraminelli, quando deve difendere lo Stato e gli ospedali pubblici del nostro cantone, quelli dove lavorano i nostri parenti e amici, quelli che creano indotto sul nostro territorio nell’affare più grande di questo secolo: la nostra salute.

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