Il criceto dell’UE

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Di

criceto GBdi Polluce

Sapete, di solito cerco di non divagare troppo con considerazioni serie. Sono il vostro Polluce, quell’appuntamento bisettimanale un po’ proibito che si fa in privato. Un po’ come l’allenatore della Germania che si è accarezzato le dita col glande e le ha portate al naso per capire quanto manca alla prossima doccia. Sono il vostro volgarotto intrattenitore da tazza da cesso. Sono quella catartica bestemmia detta sottovoce con il sorriso sulle labbra quando state visitando Santa Maria degli Angioli. Quanto è bello dire porcamadonna sotto un ritratto della beata vergine, dice lei… Sta volta, però, voglio bestemmiare sul serio. Ieri si è votato sulla Brexit. E io voglio dirlo a voi abbonati, quasi tutti di sinistra (Robbiani cazzo, a chi l’hai rubato sta settimana per controllare che si dice di te?) che se fossi inglese sarei stato anch’io tra i tanti che hanno votato per mandarla al macero quest’Unione [e no, se te lo stessi chiedendo, non sono il Corti (no, non il Gianrico, se non sai di chi parlo, tranquillo, hai una vita migliore della mia o non hai un account Facebook)].

Io sono cresciuto in una valle dove avevamo una scuola consortile. Di quelle fighe, con le pluriclassi, che se eri del gruppo dei piccoli facevi una volta la prima elementare e due volte tutte le altre. E, ancora più figo, quelli che bocciavano te li trovavi ancora compagni di banco. Ma non volevo parlare di pluriclassi, volevo parlare di consorzi. I consorzi erano belli (esistono ancora?). Nei consorzi ci si metteva assieme per uno scopo, per quello scopo e basta, e si decideva assieme, si spendeva assieme, si soffriva assieme e, ogni tanto, si festeggiava assieme. Il bello delle cose condivise, nelle mie scuole consortili, era che si viveva l’unione nel prendersi cura di quel posto. Ci si prendeva cura dei muri, degli insegnanti, dei libri, dei banchi e degli allievi. E noi allievi ci prendevamo cura del criceto, pace all’anima sua.

Se penso alle elementari, un po’ nostalgico, mi sorprendo a ingrossare un lacrimone ricordando le felci che appiccicavo sulle pagine di un quaderno colloso. E poi ripenso al criceto, e il lacrimone si fa plurale. Lo portavamo a casa a turno. Un piccolo consorzio di classe che tirava grande sto benedetto criceto. Ce lo passavamo di mano e lo accarezzavamo. Poi, alla fine, decidevamo assieme cosa farne. Non sempre le decisioni sono state giuste e, a dire il vero, di criceti ne abbiamo cambiati un po’. Ma in quel consorzio, per quanti ne fossero morti, ci hanno sempre creduto tutti. Perché lo scopo era tirar grande il topino ed è così che a sette anni abbiamo imparato a farci avanti quando serviva e a tirarci indietro quando il nostro compagno di banco, per questo o per quello, sembrava più bravo di noi. Si faceva squadra per un risultato, e il risultato costringeva tutti a credere nella squadra.

Così se oggi guardo a Bruxelles e vedo che nessuno ci crede più, a me vien da dirgli che han ragione. In cosa dovrebbero credere? Dove cazzo è il loro criceto? Ma ditemi, davvero, giuro, quale cazzo è il criceto dell’Ue? Non mi voglio mettere a discutere di burocrazia e cetrioli misurati con la riga (per fortuna non scrivo ancora sul Mattino), ma qual è ‘sto benedetto scopo dell’Unione? Io non lo vedo più. E ancor meno, da uomo di sinistra, non vedo perché io debba crederci. Sono favorevole all’accoglienza e favorevole all’Ue che manca poco che affondi lei i barconi e lascia sola l’Italia coi suoi migranti in nome di Dublino? Sono favorevole alla sostenibilità e favorevole all’Ue che ha creato i peggiori e assurdi cortocircuiti dell’approvvigionamento alimentare della storia dell’uomo? Sono terzomondista e favorevole all’Ue che ha trasformato Tsipras, da uno degli statisti più illuminati a un’accattone di aiuti umanitari che neanche il re del Togo? Sono pacifista e favorevole all’Ue che sa solo lei come ha fatto a far gara di piselli in Ucraina per un gasdotto? Sono ambientalista e favorevole all’Ue che la guerra quasi la scatena per, porcodiddio, un gasdotto?

E la lista sarebbe ancora lunga. Io non ci sto più. Sono stufo di dire “non è perfetta ma l’idea è bella” o “un giorno sarà l’Europa dei popoli”. Io mi fermo qui. Me li sono ripetuti tante volte i miei valori, ho fatto una lista, ma tra questi non ho mai incrociato l’Unione Europea. Questa dovrebbe solo essere un mezzo per raggiungerli, i miei valori, non il fine per tradirli. Negli ultimi vent’anni sono nati più razzisti, bifolchi, retrogradi, nazionalisti, separatisti di quanti io ne abbia mai letti sui libri di storia. E, cristo santo, quando li incrocio per strada me li ricordo alle elementari, quando si sarebbero tolti un rene per il bene del nostro criceto. Cosa ci ha allontanati così tanto? Loro dovranno farsi un esame di coscienza (e ne usciranno bocciati), ma forse anch’io. Forse ho sbagliato dal momento in cui ho iniziato a concentrarmi troppo sulla ruota e non più sul criceto.

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