Il peso dell’incoscienza

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Rubrica Weickdi Werner Weick

La bambina ha otto anni appena compiuti. Spiandone il cellulare, il papà scopre una serie di autoscatti che la ritraggono in atteggiamenti sessualmente espliciti. Sconvolto si rifugia su Google in cerca di consiglio. Non è la precocità della figlia a sorprenderlo (alzi la mano chi non ha giocato al dottore!); ma l’incoscienza che l’ha indotta ad esporre il proprio corpo ai frequentatori della rete senza rendersi conto delle possibili conseguenze.

Tutto questo per dire che, nativi digitali o no, fatichiamo a gestire la grande quantità di immagini evanescenti e fuggevoli prodotti dalla realtà virtuale. La rete cresce a una velocità esponenziale. Gli utenti collegati a Internet nel 1984 erano mille, nel 1992 un milione, nel 2016 oltre tre miliardi. I profeti delle “magnifiche sorti progressive” discettano di “nuovi saperi digitali” di “accesso universale alla conoscenza”, di una “economia basata sulla conoscenza”. Ma sarebbe più corretto limitarci a parlare di accesso all’informazione. E avere accesso non significa ancora saper leggere, e leggere non è ancora capire un’immagine, un testo. Bisogna riflettere, studiare, e per studiare occorrono tempo e concentrazione, beni preziosi in un oggi immensamente accelerato, interconnesso e discontinuo.

Una società digitalizzata non ci mette a riparo dai nostri errori Possiamo utilizzare navigatori GPS ultraperfetti, ma se non ci concentriamo sulla guida lo schianto è garantito.

Un flusso esponenziale di informazioni non genera automaticamente cittadini più consapevoli, ma spesso e volentieri la caterva di reazioni semplici, binarie, di pancia che ritroviamo nei blog. Anche la democrazia elettronica postulata in Italia dal Movimento 5 Stelle si rivela uno straordinario miraggio.

Il dedicarsi a pensare bene, con rigore e sostanza (cosa molto diversa dall’essere “benpensanti”) è una necessità imprescindibile.

D’altronde, come ricorda un mio autorevole amico, se si comincia con il confondere conoscenza e informazione, si finirà con il non fare differenza tra espressione e azione politica.

Diffuso in Moby Dick, RSI, Rete 2, sabato 4.6.2016

http://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/moby-dick/%E2%80%9CSorvegliare-e-punire-2.0%E2%80%9D-7417748.html

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