Inferni di casa nostra

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Di

Zingaridi Werner

Si chiama Uschi Waser, è nata “illegalmente” nel 1952 a Obervaz, nei Grigioni. Il termine “nascita illegale” figura nel rapporto redatto dalla gendarmeria di Samedan quando la bambina di tre mesi viene tolta alla madre. È una Jenisch. Appartiene a quella comunità di girovaghi presenti da sempre sul territorio elvetico, naturalizzati nel 1850 per indurli a un lavoro regolare e un domicilio fisso.

A partire dal 1926 l’opera di assistenza “Bambini della strada” istituita dalla Pro Juventute sottrae sistematicamente i figli Jenisch ai loro genitori, cancellando ogni traccia di identità e origine e impedendo i contatti con la famiglia.

Uschi viene sistemata in un asilo e poi in altri 23 istituti fino al raggiungimento della maggiore età. Da due relazioni infelici nascono altrettante figlie che mantiene da sola badando a loro durante il giorno e lavorando di notte in una casa di cura. Negli Anni 80 allo scoppio dello scandalo delle schedature si procura i dati che la concernono: un dossier imponente di 3500 pagine dal peso di 25 chili.

Propaggine di vagabondaggio” è l’annotazione che accompagna la sua nascita. A 4 anni manifesta “uno straordinario interesse per i ragazzi” e “racconta bugie in modo seriale”. È “bacata moralmente” e si sottrae in modo “subdolo e tenace “ai metodi educativi manifestando “le tendenze tipiche dei nomadi”.

Mancano dati precisi, ma si calcola che i bambini tolti ai genitori dal 1926 al 1973 furono all’incirca 2 mila. Nel 1987 il presidenze della Confederazione porse le sue scuse, riconoscendo le responsabilità morali e politiche della autorità federali.

Oggi Uschi Waser è presidentessa dell’Associazione Naschet Jenische (Jenisch alzatevi!) impegnata nella lotta per i diritti delle minoranze Jenisch, Sinti e Rom presenti in Svizzera.

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