La mattanza di Orlando e la libera vendita delle armi

Di

STATI UNITIdi Marco Cattaneo

Edward, Stanley Eric, Juan, Luis, Peter e Kimberly sono le prime otto vittime identificate della carneficina consumatasi a Orlando. Otto vite di ragazzi raccontate senza melodramma e con tanta onestà dall’Orlando Sentinel nell’edizione di oggi.

Sono raccontate le loro ultime ore, come sono arrivati nel locale che poche ore più tardi sarebbe stato teatro della mattanza, in che modo sono stati trucidati semplicemente perché omosessuali. Nella stessa pagina del Sentinel, viene data notizia delle code davanti all’ospedale di Orlando composte da persone accorse in massa per donare il sangue: come in guerra. E nei fatti, questa è una guerra. Ci ostiniamo a non chiamarla così, ma lo è. Come a Parigi pochi mesi fa, ieri Orlando. Stesso drammatico copione: esattamente come gli organizzatori degli attentati del Bataclan e dello Stade de France sono stati liberi di scorrazzare per l’Europa nonostante su di loro qualche sospetto ci fosse, l’autore della strage di Orlando era già stato fermato dalla FBI, finita nel frattempo nella bufera. Sospetti di terrorismo, per questo Omar Mir Seddique Mateen era noto alle forze dell’ordine. E fu rilasciato, libero di comprare armi in una nazione dove le trovi anche al supermarket e pronto a farsi fare il lavaggio del cervello dal Califfo.

E c’è da chiedersi – come stanno facendo in Florida – come potesse essere in libertà quello che il New York Post ha definito “un omofobo simpatizzante dell’ISIS”. C’è un problema enorme di attrazione da arte del fanatismo islamico anche e soprattutto su menti disturbate, e il fatto che pur essendo nella lista nera dell’FBI Mateen sia stato in grado di procurarsi armi e pianificare una strage dove sono morti almeno 50 ragazzi dimostra la totale inadeguatezza nell’affrontare il problema della sicurezza in genere, libera vendita di micidiali armi compresa.

Questa strage cambierà inevitabilmente la campagna elettorale americana. Donald Trump è già partito all’attacco di Obama, Hillary Clinton dopo un tweet apolitico si è schierata col presidente uscente denunciando la questione delle armi. Il populismo trumpiano, che si nutre come tutti i populismi di fatti eclatanti, sta già preparando il terreno per un’offensiva sui temi dell’immigrazione e dell’Islam. Hillary ne avrà da lavorare per tenere testa a un Partito repubblicano ormai sempre più figlio dell’anarchia e dell’estremismo che hanno portato Donald Trump ad essere il candidato presidente più votato a un’elezione primaria.

Le drammatiche testimonianze dei sopravvissuti raccolte dal quotidiano in lingua spagnola di Orlando “La Prensa” (http://www.laprensafl.com/2016/06/12/use-mi-panuelo-para-tapar-el-agujero-de-bala-y-asi-detener-la-sangre-de-un-herido/) non meritano un ulteriore imbarbarimento del dibattito politico, né l’esasperazione verso cui lo vuol portare Donald Trump. Gli stati di confine come la Florida hanno ormai assurto lo spagnolo a seconda lingua. Questi stessi immigrati finiti a più riprese nelle triviali battute di Trump, domani dovranno scegliere tra i democratici che almeno a parole li difendono e i repubblicani che la faranno pagare sempre e indistintamente colpendo nel mucchio.

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