La musica è necessaria a tutti. Anche a chi non lo sa ancora

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NetzerIl Mattino della Domenica non ama l’OSI (Orchestra della Svizzera Italiana), un suo recente attacco ci ha mossi a sua difesa (link dell’articolo). Per completezza, abbiamo chiesto un parere sull’articolo del Mattino a Elisa Netzer, giovane arpista ticinese, conosciuta internazionalmente. Elisa debutta come solista nel 2013 a SanPietroburgo. Ha suonato in Italia, Spagna, Brasile e Inghilterra e recentemente è stata vincitrice del primo premio al quinto Concorso internazionale d’arpa in Italia.

di Elisa Netzer

A chi mi chiede «a che cosa serve la musica» normalmente rispondo così: avete mai visto il film Schindler’s list? Probabilmente prima di vederlo, ne avrete sentito parlare, avrete letto dell’Olocausto e capito che si trattò di una vicenda orribile. Se provaste a guardare quel capolavoro di Spielberg senza colonna sonora vedreste immagini forti che vi farebbero riflettere. Ma è solo quando si presenta per la prima volta la straziante melodia di John Williams suonata dal violino di Itzhak Perlman che comincerebbero a salire i brividi lungo la schiena. Perché? Cuore debole? No, semplicemente in quel momento non ci limitiamo ad osservare un evento storico. Anche se in minima parte, siamo coinvolti nelle sensazioni suscitate da queste atrocità e per questo ci sentiamo immediatamente più vicini ad esse. Quella musica ha un potere così forte che cambia il nostro stato d’animo.

La capacità di capire tramite l’empatia emotiva situazioni, culture, eventi e persone a noi lontane e sconosciute, è uno dei ruoli fondamentali che la musica porta alla vita di ognuno di noi, un altro è l’educazione al bello, l’abitudine ad apprezzare i sentimenti positivi suscitati in ognuno di noi dall’arte (di qualsiasi tipo). Questo porta la gente e le comunità a voler preservare anche il “bello” che le circonda, dalla natura alla storia, dalle tradizioni locali al mettere i gerani sul proprio balcone e tenere le strade pulite.

Sebbene tutti i generi musicali contribuiscano a sviluppare in noi queste qualità (pensate che prima di un concerto per rilassarmi ascolto i Deep Purple in cuffia), la musica classica ha il pregio di non scadere quasi mai nel banale ma piuttosto di continuare a stimolare l’ascoltatore e a far provare sensazioni al quale non è abituato, provocando pensieri complessi e interessanti, sia a chi è un esperto conoscitore del linguaggio musicale, sia a chi è spinto da pura e genuina curiosità.

Ma riportiamo per un momento i piedi per terra e parliamo concretamente di quello che accade in Ticino. Abbiamo un privilegio incommensurabile nel nostro piccolo territorio: quello di avere un’Orchestra di alta qualità che forse, visto quello che si legge su alcuni giornali, non ci meritiamo.

Quella della Svizzera Italiana non è un’Orchestra per pochi selezionati intellettuali delle alte classi sociali. Oltre ad una stagione di concerti che grazie alla loro qualità portano l’Orchestra ad avere una meravigliosa reputazione a livello internazionale, vengono frequentemente proposti programmi per le scuole e le famiglie (alcuni eventi con centinaia di famiglie in lista d’attesa!). L ‘OSI esporta la cultura in tutto il cantone affinché la musica non abiti solo a Lugano. Questa orchestra è composta da musicisti professionisti che dopo aver studiato per almeno vent’anni, fatto innumerevoli sacrifici e superato delle durissime selezioni si esercitano ogni giorno (sabato e domenica compresi) per migliorare la vita di tutti coloro che scelgono di accostarsi alla loro arte.

Ora che tecnicamente anche io posso definirmi musicista professionista, posso assicurarvi che non avrei scelto la mia professione e non avrei seguito la strada che ho intrapreso se non fosse stato per l’OSI e per le emozioni e l’educazione che mi ha dato in tutti questi anni, in particolare durante il periodo scolastico.

Quale sarebbe stata la mia alternativa di giovane curiosa dell’arte? Viaggiare a dieci anni alla Tonhalle di Zurigo o risparmiare le paghette per comprare un biglietto per la Scala di Milano? A coloro che inutilmente si chiedono quanti Svizzeri suonino nell’Orchestra rispondo che se la nostra orchestra non viene sostenuta, a noi musicisti Ticinesi non rimarrà che emigrare per trovare lavoro e per cercare una società non imbruttita al punto da non saper più dare valore al bello dell’arte.

A coloro che già sostengono l’Orchestra della Svizzera Italiana vanno il mio plauso e la mia gratitudine, tuttavia ritengo fondamentale che i ticinesi continuino a sostenerla più di prima, la musica dell’OSI è anche e soprattutto per loro!

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