Libero suicidio di un libero Regno Unito

Di

REGNO UNITOdi Jacopo Scarinci

Il referendum convocato dal premier inglese David Cameron, che si credeva leader ma si è consegnato mani e piedi alla leggenda iscrivendo il proprio nome nel grande libro della storia alla voce “inetti”, ha decretato una doppia sentenza: a) il Regno di Sua Maestà uscirà ufficialmente dall’UE dopo anni in cui ha avuto una (mezza) appartenenza à la carte; b) i Paesi che lo compongono si dirigeranno a velocità supersonica verso un casino inenarrabile.

Inutile che stiamo a raccontarcela, la barzelletta di un Regno Unito più forte senza l’UE era una panzana talmente irreale che è stata presa per vera. È la democrazia, bellezza: arrivano un paio di imbonitori che sbagliano i verbi come te e bevono birra come te, li senti più simili di un premier impiccatosi con la sua stessa corda e di un Labour in macerie e che fai, non voti un florilegio di bandierine e slogan? Brexit sì quindi, Her Majesty, ma adesso inizia la rumba.

Come tutti i voti di pancia insegnano poi arrivano le conseguenze. Che non saranno solo con l’UE, ci son due anni per trattare l’uscita e ne vedremo di ogni – i pop corn son già pronti – ma anche sul fronte interno. Il Regno Unito, di fatto, non esiste più. La Scozia e l’Irlanda del Nord, per cominciare bene questo venerdì, nel giro di poche ore hanno già comunicato per bocca dei loro governanti che lavoreranno a due referendum: gli scozzesi per andarsene dal Regno Unito e rimanere nell’Unione Europea, l’Irlanda del Nord per unirsi alla Repubblica d’Irlanda, e quindi all’UE. E in effetti le percentuali arrivano ben prima di prossime chiamate alle urne: la Scozia ha votato al 62% per rimanere in Europa, l’Irlanda del Nord al 55,8%. Discreto casino per il prossimo inquilino di Downing Street.

Non contento di aver messo sul piede di guerra Edimburgo e Belfast, questo risultato fa riflettere anche per quanto riguarda l’Inghilterra. La mappa del voto è impietosa: tutte le grandi città hanno votato per rimanere nell’UE, tutte le periferie per andarsene. Londra, Leeds, Leicester, Norwich, Newcastle, Liverpool, Manchester e la capitale del Galles, Cardiff, da una parte; le periferie, i paesini, le campagne – alcune delle quali non hanno mai visto una bandiera dell’UE neanche dipinta – dall’altra.

Beffardo il destino di Johnson e Farage: una intera campagna referendaria passata a far fronte comune contro il nemico europeo per poi trovarsi a dover gestire una balcanizzazione in salsa Worcester. Molti auguri.

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