Nello Yemen si muore. Anche per le armi esportate dalla Svizzera?

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Di

Armidella Redazione

A neanche un mese dalla denuncia di Amnesty International Svizzera da noi raccolta sulla esportazione di armi verso Paesi coinvolti in conflitti approvata dal Consiglio federale (leggi qui), siamo tristi testimoni di come il conflitto yemenita stia precipitando sempre di più nell’orrore.

Medici Senza Frontiere ci ha appena comunicato che a Taiz, città dello Yemen sulla linea del fronte del conflitto, “in un solo giorno, il 3 giugno, gli ospedali supportati da MSF hanno ricevuto 122 feriti, e 12 persone erano già morte al loro arrivo in ospedale”. Oggi, invece, “tre bambini appartenenti alla stessa famiglia sono stati portati in ospedale dopo che due missili hanno distrutto la loro casa e ucciso la loro mamma. Il padre è ancora disperso. Eventi come questo mostrano l’impatto devastante della guerra sui civili”.

La denuncia di Amnesty fu forte e chiara: “la decisione del Consiglio Federale di autorizzare la vendita di armi all’Arabia Saudita e altri Stati della regione (Emirati Arabi Uniti, Bahrein) coinvolti nel conflitto yemenita, inammissibile e ingiustificabile.” Prendiamo atto di come la guerra civile nello Yemen, scoppiata nel 2015 e con protagonisti Emirati Arabi, Bahrein e Arabia Saudita (paesi verso i quali il Consiglio federale ha approvato l’esportazione di materiale bellico) la stiano pagando come al solito i civili, gli innocenti come quei tre bambini.

Davanti a drammi simili l’economia dovrebbe venire dopo, molto dopo. Anche se per il nostro governo non è così.

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