Non facciamo cazzate e non votiamo Zali, comunque

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Di

Zali 1di Shevek

Esiste una regola universale: “La gente non sceglie la copia, quando può avere l’originale”. È una buona regola, finora comprovata dall’esperienza. Una regola spesso ribadita a Sinistra: “Noi non dobbiamo diventare incivili come i leghisti, non dobbiamo parlare come loro, scrivere come loro, né dobbiamo condurre le loro battaglie xenofobe, non solo perché non è giusto e noi siamo migliori di loro, ma anche perché sarebbe controproducente, facendoci perdere i voti dei nostri simpatizzanti senza peraltro portarci i voti dei leghisti, fedeli comunque al loro partito”. Vero. Verissimo. Sacrosanta verità.

Poi però c’è Zali, il leghista anomalo. Per esser leghista, è leghista, sia chiaro: mai lo abbiamo sentito spendere una parola contro la barbarie comunicativa del suo partito né un’espressione di solidarietà verso i profughi. Macché: leghista fin quasi al midollo. Già, quasi. Perché invece, su altri temi, se ne esce con trovate sconcertanti. Zali ha introdotto la tassa sul sacco (ma non è una tassa, ah ah). Zali ha voluto e difeso la tassa di collegamento (idem, uh uh). Adesso non solo Zali istituzionalizza gli 80 chilometri all’ora in autostrada, ché a quello era arrivato perfino l’inesistente e nullafacente Borradori, ma addirittura ti squaderna lì le targhe alterne e le domeniche senz’auto. Sarà perché, pur essendo leghista, Zali ha davvero una sua genuina sensibilità ambientale. O forse sarà perché, da giudice, vedere leggi non rispettate gli provoca l’ulcera. Ma di fatto Zali, il ministro di Destra, per l’ambiente fa sorprendenti cose di Sinistra. E il partito? E i militanti?

Immagina per delirio un ministro socialista plaudire all’espulsione dei bambini ecuadoriani o alla riduzione delle prestazioni sociali agli stranieri. Cosa accadrebbe? È presto detto: il Partito Socialista lo scaricherebbe su due piedi e, soprattutto, i militanti di Sinistra lo sfanculerebbero e al prossimo giro il ministro la rielezione se la potrebbe tanto scordare. Anche perché i leghisti non lo voterebbero in ogni caso, appunto per la citata legge universale del “Nessuna copia, solo l’originale”.

Invece con Zali cosa succede? Nulla di nulla. Fatta eccezione per il piccolo Boris con una battutina su Facebook, da via Monte Boglia non arriva un cip. Silenzio assoluto. Imbarazzato silenzio, possiamo immaginare. Del resto quella è gente abituata a sciacquare i panni sporchi in famiglia. In piazza ci va solo per smerdare gli altri. Sicché niente: sulle pensate ecologiste di Zali non una parola dalla Lega. Ma nelle bettole…

…nelle bettole è tutt’altra storia. Mettiti nei panni del leghista puro e duro: uno di quelli che “Niente tasse, niente radar, viva l’auto, agli ecologisti bisogna dar fuoco”. E immagina la sua reazione davanti a ‘ste belle pensate del ministro leghista. Minimo minimo, un travaso di bile. Ora, i casi sono due. O il leghista quadratico medio è davvero un coglione sesquipedale, disposto a votare chiunque e qualsiasi cosa faccia purché abbia la targa della Lega. Oppure, se appena ha più di due neuroni, a Zali non gliela perdona. Quando davvero quelle misure diventeranno realtà, quando cominceranno a piovere divieti e multe, quando l’adorata auto dovrà restare in garage e gli toccherà prendere il treno… col cazzo che nel 2019 il leghista quadratico medio ridarà il proprio voto a Zali.

Assodato questo, cerchiamo adesso di non far cazzate qua a Sinistra. Ok, Zali fa una politica ecologista. Ci piace? Sì, abbastanza. Lo voteremo? No. Per niente. Anche se verdognolo, Zali rimane un leghista. Perderà i voti della Lega, perciò facciamo in modo di non regalargliene dei nostri. Vediamo di cogliere l’occasione per tirarlo giù, questo secondo ministro leghista.

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