Papa Francesco, Vescovo di Roma (Quinta e ultima parte)

Di

Papa Francescodi Fabrizio Eggenschwiler

(Puntate precedenti: Prima – Seconda – Terza – Quarta)

Un passo indietro per andare avanti

Probabilmente è vero che Pietro sia stato martirizzato a Roma, come sembrano confermare le più recenti ricerche archeologiche. Ma era il vescovo di Roma? È altrettanto probabile che l’istituto dell’”episkopos” (sorvegliante) sia stato istituito in un momento successivo alla vita di Pietro, quando i cristiani avevano raggiunto un numero e un grado organizzativo tali da richiedere l’esistenza di una figura come quella del vescovo. Si può presumere che agli inizi le comunità cristiane fossero guidate dagli anziani e dai membri più influenti in un quadro relativamente democratico e poco formale.

Evidentemente, non è chiaro quale significato abbia voluto attribuire Francesco presentandosi al popolo romano (l’apparizione del Papa al popolo di Roma, aveva in origine il compito di ottenere dal popolo la ratifica, se non addirittura la decisione sull’elezione del proprio vescovo). L’impressione è che abbia voluto dare alla sua apparizione un taglio che si rifacesse in qualche modo alle origini e che ricordasse il ruolo dei romani nell’elezione del loro vescovo, nonché il fatto che prima di tutto egli è vescovo di Roma.

In questa prospettiva deve essere interpretato anche lo storico incontro recentemente avvenuto a Cuba il 12 febbraio 2016 tra Francesco e il patriarca di Mosca e di tutte le Russie Cirillo. Al riguardo bisogna tener conto del fatto che in precedenza il patriarca di Mosca (la “terza Roma”) aveva sempre rifiutato qualsiasi contatto con i pontefici romani.

Papa Benedetto XVI, il Papa teologo, aveva sottolineato che tra cattolici e ortodossi non sussistono divergenze dottrinali; l’unica divergenza è quella relativa al “magistero petrino”, cioè al fatto che per i cattolici, il vescovo di Roma esercita la sua autorità di capo dottrinale e disciplinare, sull’intera chiesa e quindi su tutti gli altri vescovi, oltre ad essere il vicario di Cristo in terra. Soltanto in virtù di questa sua qualità, la Chiesa può esercitare la sua funzione di mediatrice tra i fedeli, i laici, e Dio.

Se questa supremazia, così come il potere temporale, si basa su un documento falso, sarebbe un bene, per chi ama la verità, che l’una e l’altro siano definitivamente eliminati, ponendo le basi per una riunificazione, o per lo meno per un riavvicinamento, di tutti i cristiani, e, in senso lato degli “uomini di buona volontà”.

Ora- partendo dal presupposto che i non credenti possono restare indifferenti alle diatribe teologiche, ma non, se sono “uomini di buona volontà”, alla verità e alla menzogna, e tanto meno ai conflitti, alle divisioni, agli odi, alla violenza tra gli uomini e tra le nazioni – non possiamo restare indifferenti davanti all’estremismo islamico, evidentemente quando rivolge la sua violenza contro i nostri paesi occidentali, ma nemmeno quando questa violenza esplode nei “loro” paesi, soprattutto se noi occidentali abbiamo contribuito ad accenderla e ci abbiamo messo mani, armi, interventi militari, ecc., a maggior ragione in quanto il male seminato si ritorce contro di noi.

La risposta corretta da parte dell’occidente a quanto accade nel mondo islamico dovrebbe per prima cosa consistere nel non coinvolgersi nei loro conflitti per i nostri interessi politici o/e economici. Tanto meno fomentarli per danneggiare un antagonista occidentale, come è stato in Afghanistan (dove, per farla ai sovietici, gli USA hanno fatto nascere i movimenti estremisti islamici); e di nuovo in Siria, dove, per eliminare la Russia di Putin dal quadro medio-orientale, gli stessi USA hanno fomentato la “primavera” siriana contro il tiranno sciita Assad, facendo nascere il califfato, che sarà pur “sedicente”, ma le teste le taglia per davvero e altri orrori li fa senza economia, contro i loro “traditori” e contro di noi, che per loro siamo il “grande male”.

Trovare un’unione tra gli occidentali non significa tornare a nuove crociate, ma semplicemente abbandonare disegni di dominio che continuano a ripetersi anche dopo la caduta del comunismo e dell’Unione sovietica.

Anche una maggiore unità religiosa, che per quanto riguarda l’occidente non può essere altro che una maggiore unità tra cristiani, può essere d’aiuto in questo senso.

Qual è il maggior motivo di conflitto tra le varie correnti del cristianesimo? Come si è visto, tra cattolici e ortodossi sussiste un solo motivo dottrinale di contrasto, la supremazia del vescovo di Roma su tutta la chiesa e la sua qualità di vicario di Cristo in terra. Se il papa tornasse a essere soltanto vescovo di Roma non vi sarebbe più conflitto.

Ma questa supremazia è anche uno dei motivi di contrasto con i protestanti e anche con loro un avvicinamento passa dal superamento della stessa.

(5. fine)

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