Perdere il lavoro a 55 anni

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Di

Signoradi Jacopo Scarinci

Bianca è una signora di quasi 60 anni, che ama i fiori, la natura, il mare e le sue montagne. Bianca è però anche una delle tante persone licenziate in un’età dove è difficile reinserirsi nel mercato del lavoro, una persona che ha sofferto. Abbiamo fatto due chiacchiere con lei, facendoci raccontare cosa le è successo. Cose ormai considerate “normali” da sempre più aziende, ma che sono incivili e indegne. E non ci stancheremo mai di dirlo.

Bianca, le va di raccontarci cosa è successo?

Certo. Purtroppo è molto semplice: sei anni fa la concessionaria dove ho lavorato per dieci anni mi ha licenziato, dopo  circa due anni di mobbing.

Anche il mobbing?

Già. Avevo 55 anni, ed ero distrutta, psicologicamente e fisicamente anche per tutto ciò che è successo prima del licenziamento.

Con che giustificazione è stata licenziata?

La motivazione è stata questa, testuale: “Diminuzione del personale a causa di difficoltà economiche dell’Azienda”, e la scusa del licenziamento è stato il loro non potermi affidare altre mansioni. Ma sapevo bene che la verità era un’altra.

E quale, Bianca?

Sono stata l’unica ad essere stata licenziata: dovevo lasciare il posto alla figlia del titolare! Non sapevo come sarebbe stato il mio futuro, né quello dei miei due figli, dal momento che, siccome sono vedova da vent’anni, ero l’unica in famiglia che lavorava. Avevo diritto all’indennità di disoccupazione per un po’ di tempo, certo, ma la cosa non mi tranquillizzava: sapevo che la mia età mi avrebbe sicuramente penalizzato nella ricerca di un nuovo impiego.

Come ha reagito?

Ho mandato curriculum a tutte le aziende, dove speravo di avere qualche possibilità in più: da alcuni mi sono presentata personalmente, pensando che potesse agevolarmi… Invece niente. E intanto il tempo passava, ero disoccupata dal mese di marzo e a ottobre ancora non ero riuscita a trovare un lavoro. Avevo una discreta professionalità, ma ero troppo “vecchia” per il mondo del lavoro.

Si è proprio sentita dire questo?

E più di una volta… Uno mi disse chiaramente che preferiva assumere un giovane senza alcuna esperienza per motivi economici. Un giorno però ho incontrato un’amica che non vedevo da tempo e, quando seppe che ero in cerca di lavoro, mi disse che una ditta che conosceva stava selezionando personale per fornire assistenza domiciliare.

Insomma, la famosa manna dal cielo.

Esatto. Mi sono presentata al colloquio pensando che, dopo aver visionato il mio curriculum, mi avrebbero detto sicuramente che non avevo esperienza in quel campo, ma ci ho voluto provare comunque. Con mia grande sorpresa, due ore dopo il colloquio, sono stata chiamata e, dopo una settimana di affiancamento, sono stata assunta.

Una bruttissima storia a lieto fine che, però, immaginiamo l’abbia segnata molto.

Guardi, è stato davvero un periodo molto difficile: insieme al lavoro mi sembrava quasi di aver perduto la dignità. È bruttissimo sentirsi così, son cose che si possono capire solo se si vivono sulla propria pelle. Qualunque racconto rende meno l’idea finché non si è protagonisti di queste vicende.

E come sta oggi?

Oggi posso dire che ce l’ho fatta, ma soprattutto che non è mai troppo tardi per provare a rimettersi in gioco e sfruttare tutte le nostre risorse accettando un lavoro che, anche se è diverso da quello di prima, o pagato un po’ di meno, può darci molte soddisfazioni. Soprattutto a livello umano, come lo è il mio ora. 

Bianca ce l’ha fatta, e questa è la sua storia. Una storia che sono costrette a vivere sempre più persone, e sempre a più latitudini. Ingiustizie, favoritismi, millantate esigenze economiche e pessima cultura aziendale portano a far soffrire intere famiglie, e soprattutto persone con un’età che non è più appetibile per quella vasca di pescecani che è il mercato del lavoro al giorno d’oggi. Sono situazioni che sono intollerabili in una società che si presume civile ed evoluta, e non è solo politica: è comune buon senso.

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