Scoperta l’origine del tiramisù?

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Di

cucina e consumidi Olaf

Il segreto pare sia stato svelato venerdì 13 maggio al Salone del libro di Torino: il tiramisù, uno dei dolci italiani più amati e conosciuti al mondo, non ha una storia di secoli, non è nato in Toscana nel XVII secolo e neppure a Torino nell’800 e neppure a Treviso nel 1970, bensì qualche decennio prima, sempre in zona Marca Trevigiana comunque (oggi Friuli Venezia Giulia), in un posto indefinito tra Pieris di San Canzian d’Isonzo (GO) e Tolmezzo (UD).

È per lo meno quanto affermano due giornalisti gastronomici, Clara e Gigi Padovani, che dopo due anni di indagini, archivi consultati, libri analizzati, interviste con i testimoni, affermano di aver scritto il libro “definitivo” su questo dolce. Si intitola “Tiramisù. Storia, curiosità, interpretazioni del dolce italiano più amato” (Giunti Editore, 160 pagine, 18 euro), in cui sono pubblicate per la prima volta le quattro ricette originali, create tra il 1935 (la prima assoluta, dicono) e il 1970. Seguono 16 “diversamente tiramisù” con ingredienti e modalità di vari Paesi, e 23 variazioni sul tema di venti grandi chef, di un pasticcere, di un cioccolatiere e di un gelatiere.

Che è poi la parte più interessante, perché onestamente quando si mangia il pedigree di una ricetta e i suoi supposti quarti di nobiltà non è che interessino poi tanto, anche se la querelle tra Toscana (fu creato a Siena quando alcuni pasticceri decisero di preparare un dolce per l’arrivo del Granduca di Toscana Cosimo de Medici), Piemonte (un pasticcere torinese in onore di Camillo Benso conte di Cavour per sostenerlo nella sua difficile impresa di unificare l’Italia) e Veneto (nel ristorante “el Toulà” di Treviso situato all’epoca nei pressi di una casa chiusa e servito appunto per “tirare su” ) va avanti da anni.

Vero anche però che per sapere dove si va (in senso gastronomico, per effettuare variazioni sul tema) bisogna anche sapere da dove si viene. Fosse solo per questo una sbirciatina alle quattro ricette originali – di Mario Cosolo (Al Vetturino di Pieris, svelata in esclusiva dopo circa 70 anni); di Norma Pielli (Albergo Roma di Tolmezzo); di Speranza Bon (Al Camin di Treviso); di Loli Linguanotto e Alba Campeol (Alle Beccherie di Treviso) – conviene dargliela.

Io comunque lo faccio così: quattro uova, da cui si separano i tuorli dagli albumi. Si sbattono (a mano!) con 150 gr. di zucchero fino a ottenere una crema ben gonfia, si aggiungono sempre mescolando il mascarpone (500 gr.), due o tre bicchierini di brandy e gli albumi montati a neve (potete montarli col frullatore, ve lo concedo). In una teglia disporre a strati dei savoiardi inzuppati di caffè e/o liquore, che vengono ricoperti dalla crema strato dopo strato fino a esaurimento degli ingredienti. Alla fine spolverare con cacao. Tenete in frigo per almeno un paio d’ore e poi servite.

Buon appetito!

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