Senza parole

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Di

Ermottidi Olaf

Facciamo una volta tanto un po’ di sano populismo anche noi? Facciamolo.

Il giorno in cui Travail.suisse pubblica il suo studio sui salari dei manager e dimostra, se mai ce ne fosse stato bisogno, che il divario tra ricchi e poveri (ma anche tra ricchi e semplicemente benestanti) continua ad aumentare, che la remunerazione del Ceo di UBS Sergio Ermotti ha toccato lo scorso anno i 14,31 milioni di franchi con un aumento del 28% rispetto al 2014, che il suo stipendio è di 275 volte superiore rispetto a quello più basso della sua azienda (in traduzione: lui guadagna in un anno come 275 suoi impiegati di basso rango che magari devono anche, oltre a cercare di sopravvivere con la miseria di quello che ricevono, mantenere una famiglia), che i nove membri della direzione hanno ricevuto in un anno mediamente 8,79 milioni per un totale di 79,11 milioni, che se aggiungi il salario di Ermotti e quello di una fantomatica persona che ricopre la funzione di PCA (che sarà mai?) il quale poverino lui di milioni ne ha ricevuti solo 6,03 lo porta a 99,45 milioni in un anno (!) – a cento evidentemente hanno avuto anche loro vergogna ad arrivarci – ebbene, proprio quello stesso giorno UBS annuncia che nella sua sede di Manno salteranno 22 posti di lavoro (tre i licenziamenti), una misura che “rientra in una manovra di risparmio a lungo termine” tesa a migliorare “efficacia, efficienza e controllo dei costi (sic!) in un momento difficile per i mercati finanziari” e portata avanti nel limite del possibile e nel modo più indolore possibile.

Tralasciamo un attimo le 19 persone che saranno costrette a trasferirsi a Zurigo (mica in Uganda) se vorranno mantenere il loro posto di lavoro, ma davvero non era possibile, in modo che davvero la manovra di risparmio fosse la più indolore possibile, tagliare 300-350’000 franchi dagli stipendi di questi 11 megadirettori per salvare il posto ai tre licenziati? Davvero sarebbe stato un sacrificio oltre il limite del possibile?

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