Un Ticino di buoi

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Di

Buoidi Corrado Mordasini

In fondo il problema è che siamo legati a correnti di pensiero. Ottusi come buoi nelle nostre stalle, ruminiamo senza guardare oltre la finestrella dello stabbio, preferendo giacere nello strame per saper di che morte morire.

Si fa un gran parlare di moltiplicatore, soprattutto nei comuni. Ma anche nel cantone, come se fosse l’unico valore reale su cui basare qualsiasi cosa. Siamo arrivati al punto di interrompere o far abortire misure utili alla collettività pur di non aumentare di due punti percentuali un moltiplicatore, che magari ci porterebbe a pagare 100 franchi in più all’anno.

La Lega e i borghesi ci hanno convinti che quei miseri 100 franchi a cranio, quel ridicolo aumento di tassa, sia un abominio. Dimenticando che se la nostra vita scorre serena e ben pilotata lo dobbiamo anche a tutti quei servizi che con le tasse si pagano. Nessuno ci ruba i soldi, semplicemente questi soldi servono a migliorare la nostra vita. Non è mica difficile come ragionamento.

Eppure, con l’assurda idea che lo stato i soldi te li rubi, preferiamo cacare sangue continuando a tagliare piuttosto che risolvere pagando una cifra irrisoria. Ce lo spiega Manuele Bertoli, unico paladino delle ta$$e, come direbbe quella Lega per cui le tasse buone sono solo le sue, che ha proposto ai colleghi un lieve ritocco al moltiplicatore cantonale di uno o due punti. Un aumento che avrebbe comportato, facendo un esempio, un onere di 200 franchi annuali per il contribuente che versa 10’000 fr. di tasse.

Adesso siate onesti, quanti di voi versano una cifra del genere? E poi, se li versate è perché li avete, vero? Una famiglia con due o tre figli con degli stipendi medi, e parliamo di buona parte dei contribuenti, paga da 0 a poche migliaia di franchi. Quanto? 20? 50? 100 franchi in più all’anno?

Andiamo coi soci a mangiare la pizza e offriamo noi, ma ci si ribaltano le palle degli occhi a pagare 100 franchi in più di tasse che convoglierebbero almeno 30 milioni in più nelle casse statali, permettendo così di evitare dolorosi tagli che vanno a colpire, come al solito, le fasce più sfortunate. E si badi bene, non necessariamente le più povere. Chi oggi sta bene, può trovarsi in un attimo, a causa delle traversie della vita, in difficoltà. Una malattia invalidante, un divorzio, un investimento andato male e voilà, eccoci nel ghetto dei poveri. E più ci stai, più è difficile uscirne.

Purtroppo questo è un cantone di buoi, animali a cui piace che tutto sia sempre uguale a se stesso, animali non molto svegli, che si fanno portare al macello sereni e tranquilli, tanto c’è il padrone che si occupa di noi.

Anche se ci porta di fronte a un cuneo di ferro che ci penetrerà il cervello.

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