Boris forte con i deboli

Di

Borisdi Alessandro Schirm

In questi giorni da molte direzioni, e ciò dovrebbe farci pensare, si levano voci contro il ministro Gobbi e il suo rigore nell’applicare la legge nel caso di rimpatri. Famiglie spezzate, genitori stranieri espulsi coi loro figli svizzeri, e tutto in nome di un mancato lucro che queste povere genti non sarebbero più in grado produrre. Spesso persone sfortunate, o che hanno avuto una malattia, o ancora che fanno lavori talmente poco remunerati da non raggiungere il minimo vitale e sono costrette a chiedere un aiuto. Un aiuto che dobbiamo pagare tutti a causa di imprenditori farabutti che retribuiscono la gente talmente poco da costringerla a chiedere l’assistenza per far quadrare i conti.

I socialisti, e addirittura i PPD, si sono indignati per dei trattamenti da lager, con espulsioni umanamente arbitrarie, vedendo applicare la legge alla lettera: legge che stranamente in altri ambiti è molto più elastica. Scrive addirittura il GdP, non proprio un giornale di sinistra:

“(…) Con un’intervista al direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, nel mese di giugno avevamo toccato il problema legato alle decisioni prese della sezione della popolazione riguardanti l’allontanamento di un coniuge di un cittadino con passaporto svizzero non più in grado di autosostenersi. Decisioni che si basano su leggi federali e che spesso suscitano disapprovazione…”

E scrive, presentando il caso di una donna ucraina che rischia l’espulsione perché non in grado di sostenersi a causa di una depressione, la donna lascerebbe qui il figlio (svizzero) per essere rispedita a casa sua.

Boris Bignasca, invece, se la deve prendere sempre coi più deboli come al suo solito. In una lettera ai media infatti scrive:

“Intere famiglie di stranieri vengono in Svizzera per farsi mantenere dal nostro Stato sociale. Non possiamo più permettercelo.”

Siamo sicuri che le statistiche sulle famiglie sarebbero molto più esigue di quello che vuol farci credere Boris, d’altronde siamo abituati alle fanfaronate della Lega atte a spaventare la gente.

Il Ticino non è l’Eldorado, ma non è neanche la periferia di Calcutta. I soldi che la Lega sbandiera tanto, e che andrebbero sperperati in abusi, sono in realtà utilizzati per situazioni critiche e per gente che lavora in Ticino magari da decenni. È sufficiente un momento di sfortuna o una malattia per vedersi sbattuti fuori o addirittura separati dalla famiglia.

A questo punto sarebbe bello sapere da Boris come ci dobbiamo comportare con le donne italiane costrette a chiedere l’anticipo alimenti visto che il marito ticinese si disinteressa di loro e del pargolo da lui stesso concepito, obbligando il resto dei ticinesi a pagare al posto suo.

Brutte storie, che capitano anche nelle migliori famiglie. Anche in quelle leghiste a volte.

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