Considerazioni da ricoverare

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Di

anziani futurodi Francesco Giudici

Per qualche mese durante lo scorso anno mi sono recato, due o tre volte per settimana, alla casa per anziani. Mia madre era lì, cercando di trascorrere gli ultimi giorni di una vita in ogni caso piuttosto estesa nel tempo. Avevo così la possibilità di osservare altri anziani, chi già rapito in un mondo lontano, chi invece impegnato nelle attività che gli animatori e gli infermieri proponevano. Qualche pomeriggio da dedicare a un paio di giri di tombola, qualche momento riempito da canzoni ticinesi del passato e la lettura del giornale davano il modo di trascorrere le giornate.

Una signora la vedevo per ore con un fazzoletto di carta in mano: lo stropicciava e lo riapriva convinta di avere in mano anche gli aghi per fare la maglia; un signore in sedia a rotelle, con le mani incredibilmente rattrappite costruiva oggetti di legno; altri ricoverati si limitavano a seguire le movenze agili e indecifrabili del gatto che fungeva in pratica da sussidio terapeutico.

Riflettendo su come sta affrontando gli ultimi anni della loro esistenza chi appartiene alla generazione precedente la mia, ogni tanto mi do a considerazioni di tipo quasi fantascientifico-avveniristico. La domanda che sta alla base del mio elucubrare è questa: come passeranno le giornate alla casa per anziani quelli come me, nati negli anni Cinquanta o Sessanta?

Tombola? Manco per sogno, saranno tutti al computer a trafficare con Facebook e a controllare la posta elettronica. Anche il telefonino sarà la regola dello star bene, di essere ancora presenti con la testa. Esagerando, mi par di vedere l’infermiera che ragguaglia il dottore dicendo: “Credo che al signor Luigi serva una visita approfondita, stamattina mentre tutti stavano digitando, lui guardava fuori dalla finestra della sala comune.”

Musica ticinese? Macché, ognuno con le cuffiette e regolando il volume a dipendenza della rimanente ricettività uditiva, ascolterà i Beatles, Bob Dylan e non ci si sarebbe nemmeno da meravigliarsi di trovare qualche estimatore dei Deep Purple, dei Led Zeppelin e perfino dei Black Sabbath.

Stavo quasi per aggiungere pure i Jethro Tull, ma il testo della loro canzone che amo di più, e cioè Aqualung, parla proprio di un vecchio che “seduto su una panchina al parco adocchia le bambine con cattive intenzioni” e questo mi sembra un po’ eccessivo.

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