E fattela una risata

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Di

risatadi Carol Bernasconi

Sono una maldestra patentata fin da quando ne ho memoria. Ho inanellato una serie così lunga di figuracce nella mia vita che potrebbero darmi un premio.

Nello sport, dove non eccello nemmeno in quelli virtuali, ho preso pallonate in faccia, bastoncini dei nastri in un occhio, sono inciampata negli ostacoli, mentre a pallavolo la rete era sempre più alta di me… immagina le schiacciate che facevo. Alla maratona engadinese in pattini a rotelle sono arrivata ultima che più ultima non si può, superata persino da un vecchietto con i bastoncini e con ambulanza e autoscopa che facevano il tifo per me. Al mio arrivo stavano già smontando tutto perché c’era un temporale e non sono nemmeno entrata in classifica. Durante la mia prima vacanza romantica in Spagna con il mio futuro marito, sono finita spianata sul marciapiede per essere inciampata nel cordolo, mentre il giorno dopo sono stata spinta in piscina e sono atterrata con gli stinchi sui gradini. Ne porto ancora adesso i segni. A cena al ristorante il cameriere mi chiede se volevo un “postre”. La mia risposta è stata “no grazie, ma mi porta la carta dei dessert?”, per scoprire che il cameriere mi aveva chiesto la stessa cosa.

Mi sono presentata con il nome sbagliato (piacere, sono Carel). Mi sono fatta esplodere un contenitore di cipria in faccia durante una lezione di italiano, nascondendomi per la vergogna sotto il banco. Ho salutato decine di persone che poi ho scoperto di non conoscere. Sono caduta in mille modi. Non ho visto un gradino e sono atterrata in braccio a un povero ragazzo che passava di lì. Ho infilato tacchi nei tombini. Ho rotto bicchieri, rovesciato la cena di capodanno per terra. Ho distrutto l’auto di mio marito facendo retromarcia con i sensori che cercavano disperatamente di dirmi di fermarmi.

Stamattina, mentre mettevo il sacchetto della spesa in auto, il carrello ha deciso di farsi un giro da solo andando a fermarsi a pochi centimetri dall’auto della polizia. Per finire ho cercato di partire con il motore spento. Una volta accesa l’auto, ho tentato disperatamente di farla andare con il freno a mano tirato. E per fortuna che era tirato, perché al posto della retromarcia avevo inserito la prima e sarei finita dritta nella vetrina del negozio.

Ci sono donne che le guardi e dici “wow, sembra che abbiano il mondo in mano”. E poi ci sono quelle come me, che combinano guai anche se stanno sul divano. Se però da ragazza mi vergognavo e cercavo di diventare come la tappezzeria per non farmi notare dopo una figuraccia, con il passare degli anni ho imparato che prendersi troppo sul serio ti rende un tantino noioso. E così mi faccio una bella risata e vado avanti.

Non prendere la vita troppo sul serio, non potrai mai uscirne vivo”. (Elbert Hubbard)

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