Élites battono popolo. Auguri a Theresa May

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Di

may teresadi Jacopo Scarinci

Il tempo è sempre galantuomo. Theresa May domani diventerà Primo ministro britannico e, via con le risate, non è stata eletta da nessuno. Non si sentono più le voci sempliciotte che con baldanza hanno incensato per settimane i britannici che hanno scelto, tramite referendum, di scavalcare la politica e andarsene dall’UE. Il risultato di tutto questo trionfo della volontà popolare sono stati il crollo della sterlina, la fuga di David Cameron, Boris Johnson, Andrea Leadsom e Nigel Farage, il disastro inenarrabile di Micheal Gove e una “Remain” come Theresa May che entra a Downing Street senza passare dal popolo, fino all’altroieri sovrano.

Sgombriamo il campo: tutto lecito e giusto. Convenzione vuole che il Primo ministro sia il leader del partito che ha la maggioranza alla Camera dei Comuni. Il laburista Harold Wilson nel 1976 fu sostituito dal compagno di partito James Callaghan, la signora Thatcher fu vittima di un mezzo golpe dei Tories mentre era a una conferenza a Parigi e si vide costretta a lasciare il posto al suo Cancelliere dello Scacchiere John Major, Tony Blair fin dall’inizio del suo ultimo mandato fu chiaro nel dire che ci sarebbe stata la staffetta con Gordon Brown. Insomma, così è se vi pare. Epperò qualcosina da aggiungere alla simpatica assenza di critiche da parte degli intellettuali da osteria che tanto ci hanno fatto ridere in questi giorni c’è: tutti questi Primi ministri non eletti sono andati incontro a batoste spaziali una volta passati dal giudizio popolare. E Theresa May, spacciata per nuova Thatcher da qualche compiacente tabloid – Signore perdonali –, nel 2007, da semplice deputata, inveì contro Gordon Brown quando prese il posto di Blair, invocando nuove elezioni.

Quanto ha fatto ridere la planetaria celebrazione della buona democrazia britannica. Dopo aver fatto credere di tutto al popolo, dalle valanghe di milioni per il Sistema sanitario nazionale all’accesso assicurato al Mercato unico, sono riusciti a dar vita a un teatro molto godibile, divertente. Pugnalate alle spalle varie e abbondanti; una columnist del Daily Mail che usa il marito, Gove, per i suoi comodi; una candidata che bullizza una competitor senza figli come Theresa May dicendo che essere madri è importante per governare bene; un nuovo Primo ministro che entra con le sue centinaia di paia di scarpe (tutto vero) a Downing Street senza passare dal voto dopo aver fatto partire fulmini e saette verso Gordon Brown per lo stesso motivo.

Hanno dato al popolo l’illusione di contar qualcosa, per poi tornare alla politica fatta da politici. Élites battono popolo. Molti auguri, signora May.

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